Tutti i punti oscuri del salvataggio di Credit Suisse

Pur di approvare il piano di salvataggio di Credit Suisse le autorità svizzere hanno ignorato le norme antitrust e "punito" gli obbligazionisti. Ecco tutto quello che non torna

Tutti i punti oscuri del salvataggio di Credit Suisse

Non mancano certo gli interrogativi e i lati oscuri nel salvataggio di Credit Suisse e nell'operazione che ha portato all'acquisto di quest'ultima da parte della più grande banca svizzera, Ubs, per oltre 3 miliardi di euro. Innanzitutto, i dubbi vertono sulla decisione di Credit Suisse di dichiarare i 16 miliardi di franchi svizzeri (17,24 miliardi di dollari) del suo debito aggiuntivo di classe 1 "azzerati" su ordine dell'autorità di regolamentazione del Paese elvetico. "Molte cause legali deriveranno da questo, il che evidenzierà il comportamento irregolare ed egoista delle autorità svizzere in questa storia", ha spiegato Jacob Kirkegaard, senior fellow presso il Peterson Institute for International Economics, a Bloomberg. "Gli investitori stranieri potrebbero chiedersi se la Svizzera non sia una repubblica delle banane in cui non vige lo stato di diritto", spiega inoltre Peter V. Kunz, professore specializzato in diritto economico all'Università di Berna. L'ordine di priorità seguita tra azionisti e obbligazionisti ha sorpreso molti analisti e osservatori, sollevando parecchi dubbi.

La nuova entità, ignorate le norme antitrust

Il Paese, nota ancora il professor Kunz, "non è in pericolo, ma ci potrebbe essere il rischio di azioni legali" perché le autorità "qui sono intervenute sul filo del rasoio". Kern Alexander, professore di diritto e finanza all'Università di Zurigo, condivide questa tesi, affermando che la gestione delle crisi è stata condotta male e "ha minato lo stato di diritto della Svizzera". Le obbligazioni, nota Reuters, possono essere convertite in azioni o svalutate quando le riserve di capitale di un prestatore vengono erose oltre una certa soglia. "È incredibile e difficile capire come possano invertire la gerarchia tra detentori di obbligazioni e azionisti", ha affermato Jerome Legras, responsabile della ricerca presso Axiom Alternative Investments. Una decisione legale, ovviamente, ma che sta sollevando numerose perplessità.

C'è poi un altro aspetto che non convince esperti ed analisti. Insieme, Credit Suisse e Ubs avranno 333 miliardi di franchi svizzeri (360 miliardi di dollari) in depositi dei clienti, 115 miliardi di franchi in più rispetto alla rivale Raiffeisen, secondo i dati di Bloomberg. Pur di salvare Credit Suisse, le autorità svizzere hanno infatti sorvolato le norme antitrust. Come spiega oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera la nuova entità avrebbe in pratica nella Confederazione una quota di mercato pari a due terzi dell’intero settore delle banche significative. Nessuna autorità antitrust di un Paese democratico, osserva sempre Fubini, accetterebbe il formarsi di un potere economico così ampio nelle mani di una sola impresa. Almeno non in condizioni normali.

Licenziamenti in vista per i 17.000 dipendenti

A pagare gli errori dei dirigenti saranno, come sempre, i lavoratori. "I dipendenti del Credit Suisse non dovrebbero pagare per gli errori commessi da dirigenti e autorità e le due banche, Credit Suisse e UBS, hanno il dovere di evitare brutali tagli di posti di lavoro" afferma in un comunicato l'Unione sindacale svizzera (USS), come riportato dall'Ansa. I dipendenti del Credit Suisse "sono scioccati dalle conseguenze che li minacciano direttamente", afferma la confederazione sindacale ricordando che la posta in gioco è "colossale per i 17.000 dipendenti CS in Svizzera". Secondo quanto ricostruito da Bloomberg, peraltro, anche prima dell'avvio dell'acquisizione da parte di Ubs, Credit Suisse stava valutando "un piano di taglio di 9.

000 posti di lavoro nel tentativo di salvarsi". La tensione è alle stelle. Ieri sera circa 200 manifestanti si sono radunati fuori dalla sede centrale del Credit Suisse Group a Zurigo, lanciando uova contro Paradeplatz, il cuore del distretto finanziario della città.

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