Barack Obama, il "negro da cortile" che ha tradito i "negri da fatica"

Il presidente Usa accusato dal fratello maggiore keniota Malik: "In Africa, arma i gruppi terroristici contro i suoi fratelli e sorelle africani"

Barack Obama, il "negro da cortile" che ha tradito i "negri da fatica"

Un film intitolato “The Butler” proiettato nelle sale nel 2013, raccontava le emozioni, le inquietudini e le battaglie del popolo afro-americano negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta attraverso la vera storia di Eugene Allen, maggiordomo della Casa Bianca per più di trent’anni, dal 1957 al 1986, da Eisenhower a Ronald Reagan. In un costante dialogo conflittuale tra passato e presente, tra padre e figlio, emergono le due figure concepite da Malcolm X per descrivere la condizione dei neri d’America. Al “negro da fatica”, discriminato e ghettizzato, si contrappone “il negro da cortile” che “vive nella casa padronale, accanto al suo padrone, giù nel seminterrato o su in soffitta, ben vestito, dove mangia a sufficienza, i resti del padrone ovviamente” tanto da adorare “il suo padrone, più di quanto egli ama se stesso”. Così mentre Forest Whitaker, nei panni di Cecil Gaines, serve amabilmente la corte della Casa Bianca, il figlio Louis è in piazza che combatte contro le discriminazioni razziali del governo, prima al fianco di Martin Luther King, poi con le Black Panthers, storica organizzazione rivoluzionaria. Dopo una serie di vicissitudini, Cecil prenderà coscienza di sé e dei propri diritti dimettendosi dal suo incarico “prestigioso” fino a partecipare attivamente alla campagna elettorale del 2008 accanto al figlio, anche lui ammaliato dal primo candidato afro-americano nella storia del Paese. È lì che il film di Lee Daniels perde tutta la sua forza simbolica e smaschera, involontariamente, il più grande prodotto politico-pubblicitario degli ultimi anni: Barack Obama.

Nel 2008, come nel 2012, gli spin doctor d’Oltreoceano sono infatti riusciti a far eleggere il primo presidente “black”, come hanno titolato i giornali di tutto il mondo per sottolineare il nuovo, falso, volto dell’America multiculturale, egualitaria, pacifista, moderata, democratica. Ma in realtà la sua doppia vittoria, prima su McCain e dopo su Romney, entrambi bianchi, è servita, a recuperare tutto l’elettorato afro-americano, nonché a mimetizzare la prosecuzione di una dottrina militare, razziale e suprematista, quella neoconservatrice firmata da George Bush dopo gli attentati dell’11 settembre, che mira alla colonizzazione di Africa, Vicino e Medio Oriente. Barack Obama, nel suo doppio mandato da presidente ha infatti ordinato l’aggressione alla Libia, al Mali, alla Costa d’Avorio; si è intromesso nella politica interna siriana; ha appoggiato il fondamentalismo dei Fratelli Musulmani nel Nordafrica; non ha interrotto l’ingerenza statunitense in Afghanistan ed in Iraq, né condannato i raid israeliani su Gaza, né tantomeno ostacolato l’Isis.

Ad aver svelato questa grossa operazione è stato il famigliare Malik Obama, che ospite ad una trasmissione su Radio Milele FM dopo la visita del presidente americano in Kenya, non ha esitato a criticare fortemente il fratellino Barack. “Mio fratello è cambiato del tutto, è diventato un altro. Quello che viveva con me non è lo stesso Barack che oggi è presiede degli Stati Uniti. Barack Obama era piu intelligente. Era troppo affezionato al continente africano. Continuava a dire che avrebbe combattuto per la libertà dell’Africa nera. Ma ora che è in grado di portare avanti la sua lotta, pensa solo alle piccole cose”, afferma alla radio keniota. E alla domanda se si tratta di un regolamento di conti tra lui e suo fratello nega tutto, rammaricandosi che l’uomo più potente del mondo abbia abbandonato l’Africa nera. “Per quanto riguarda il fatto che egli non pensa alla sua comunità, le prove non mancano. Ogni giorno, i neri vengono ingiustamente uccisi dalla polizia negli Stati Uniti e lui non ha mosso un dito per condannare questa ingiustizia. In Africa, lui arma i gruppi terroristici contro i suoi fratelli e sorelle africani. Ha partecipato alla caduta del presidente Gheddafi [...]. E quando si parla dell’Africa, ci chiede di essere dalla parte del popolo di Lot (tribù omosessuale, ndr). È così ignorante al punto di non sapere che se nostro padre faceva parte di quel popolo lui stesso (Barack Obama, ndr) non sarebbe nato”.

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