Il bel Justin rischia grosso Gli scandali lo inseguono

Dalle gaffe alle indagini per corruzione, la strada di Trudeau per la rielezione è una corsa a ostacoli

Marzio G. Mian

L'obbiettivo di Justin Trudeau non era solo quello di vincere un secondo mandato alla fine di quest'anno, ma di sbaragliare i conservatori per evitare impedimenti e lanciare definitivamente il Canada come «potenza morale del mondo». Mostrare cioè che esiste un'altra America, che cura tutti, ospita tutti, permette a tutti di farsi prima o poi un selfie con il premier più bello, più inclusivo, più green e più femminista del Pianeta. Ma il golden boy del progressismo internazionale, il campione del politicamente corretto, l'antitesi antropologica del populismo trumpista, ha cominciato a sgonfiarsi e molti prevedono che, nei mesi che separano i canadesi dalle elezioni di ottobre, il suo potrebbe essere un declino rovinoso.

Lo scandalo che l'ha investito in queste settimane è in effetti di quelli da cui è difficile rimettersi in carreggiata, soprattutto in un Paese che è implacabile appena sente odore di corruzione politica. E quello che fa tremare Trudeau e il suo entourage è nientemeno che l'ex ministro della Giustizia, la signora Jody Wilson-Raybould, una nativa americana rimossa dall'incarico di Procuratore generale un anno fa e relegata dal premier al più defilato ministero per i veterani di guerra. Ora si è scoperto perché: secondo la stampa di Toronto lady Jody fu punita per essersi rifiutata d'affossare un procedimento a carico della Snc-Lavalin, una delle più importanti aziende di costruzioni canadesi, accusata di avere pagato tangenti per anni al figlio di Gheddafi, Saadi, per garantirsi appalti in Libia durante il regime del rais. La società, che ha ottenuto commesse in tutto il mondo ed è accusata di corruzione, riciclaggio ed evasione fiscale, è strettamente legata al premier e al partito liberale; ma, nonostante le pressioni, la ministra si rifiutò di trovare un escamotage per un accordo extragiudiziario con la Snc-Lavalin, e venne punita con la retrocessione a un ministero di serie B. Quando è uscita la storia sui giornali e il premier ha negato su tutti i fronti, Jody Wilson-Raybound si è dimessa e si è affidata a un avvocato, nientemeno che un ex giudice della Corte suprema.

Mentre il Canada è in fibrillazione aspettando la prima dichiarazione pubblica della ex ministra, Trudeau è sotto inchiesta sospettato di avere operato per interessi privati. «La vicenda può innescare un effetto verità travolgente», dice David Coletto, analista e Ceo di Abacus Data, «perché si tratta di una donna e di una nativa americana, la prima indigena a coprire un incarico di ministro, e Trudeau ha costruito la sua immagine sull'essere paladino del femminismo, degli indigeni e delle minoranze. Peggio di così non poteva andare per lui. La fortuna di Trudeau», dice Coletto, «è che i canadesi guardano a Sud e vedono Trump... Il premier farà di tutto per marcare la sua differenza». Fatto sta che il suo rivale, il conservatore e antiglobalista Adrew Scheer, 39 anni e padre di cinque figli, uno che non fa nulla per inseguire Trudeau sul terreno della piacioneria, sta tallonando Trudeau di soli 3 punti nei sondaggi.

Il «premier da red carpet», come lo chiama Scheer, è già finito sotto inchiesta da parte della Commissione etica federale per avere trascorso le vacanze ospite dell'Aga Khan nella sua isola privata alla Bahamas. Lo scorso anno fu ridicolizzato dai media per un viaggio memorabile in India dove si fece riprendere in abiti tradizionali indù e mentre danzava la bhangra senza nemmeno impegnarsi in un incontro ufficiale. Il Guardian giornale tra i più duri con Trump pensa che Trudeau sia il leader internazionale più ipocrita in tema di ambiente e definisce il Canada «un disastro per il Pianeta, nonostante conti solo 36 milioni di abitanti». Il quotidiano britannico sottolinea come il premier abbia immediatamente dato l'ok a Trump per la costruzione della TransCanada che dall'Alberta porterà il greggio negli Usa. Cita poi un suo intervento davanti ai petrolieri di Houston dove afferma in stile macho texano: «Trovo 173 miliardi di barili di petrolio sottoterra e secondo voi dovrei lasciarli al loro posto?». Standing ovation e ordini d'investimento a raffica negli impianti d'estrazione canadesi. Il Guardian ha fatto il calcolo che lo sfruttamento del petrolio canadese genererebbe esattamente quel 30% di anidride carbonica che ci porterebbe a superare i 1,5 gradi di riscaldamento limite fissati a Parigi. Una soglia voluta proprio dal bel Trudeau.

«Una bancarotta morale e ideologica associata a un'imbarazzante incompetenza», è la sentenza di Peter White, già consigliere del premier Brian Mulroney. «Si propone come anti Trump ma si è fatto mettere nel sacco dagli Stati Uniti sulla vicenda dell'arresto a Vancouver di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei. Come ringraziamento per avere messo in gioco la reputazione del Canada, Trump ci ha imposto supertariffe su acciaio e alluminio». A parte il flop della legalizzazione della marjiuana, dalla sua Trudeau ha alcuni buoni risultati come il taglio delle tasse alla classe media, l'espansione dei benefici parentali, un'apprezzata riforma delle pensioni, soprattutto una crescita economica del 5,8 per cento e la più bassa disoccupazione in quattro decenni. Ma il fattore Jody incombe minaccioso.

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