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Sapevi che il cervello non si “spegne” subito quando si muore? Ecco cosa succede veramente

Un recente studio ha indagato che cosa succede al nostro cervello nell’attimo in cui moriamo: ecco la strabiliante scoperta

Sapevi che il cervello non si “spegne” subito quando si muore? Ecco cosa succede veramente
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Uno dei momenti cardine dell’esperienza umana è, paradossalmente, quello della morte. Viviamo la nostra esistenza sapendo che arriverà il momento di chiusura definitiva, quella fine inevitabile che accomuna tutti e che, ad oggi, rappresenta ancora un grande mistero irrisolto. Su quello che accade dopo la morta si sono interrogate tutte le religioni del mondo, ma anche scienziati, letterati e scrittori. Non da ultimo, lo ha fatto Dan Brown nel suo ultimo libro L’ultimo segreto, dove ha indagato il concetto di coscienza non locale. Ogni storia, film o testo ci ha insegnato che quando il cuore smette di battere, per la vita è partita chiusa. Ma cosa succede, invece, al nostro cervello nell’attimo in cui non abbiamo più battito cardiaco?"

È proprio per rispondere a questa domanda che alcuni neuroscienziati hanno dato il via a una raccolta dati utile proprio a cercare di capire cosa succede alla nostra mente nell’attimo in cui la vita ci sfugge via dalle dita. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Aging Neuroscience e ha fatto emergere che durante un arresto cardiaco e anche subito dopo il nostro cervello continua a funzionare. I ricercatori, infatti, si sono trovati a “spiare” il funzionamento di alcune onde cerebrali anche in pazienti dichiarati morti. Si trattava, in questo caso, di attività assimilabili al sogno e alla meditazione profonda. In altre parole, subito dopo la morte il nostro cervello entrerebbe in una modalità di riposo, con un pattern di onde simile a quello che si crea quando richiamiamo alla mente ricordi del nostro passato.

Questa scoperta è avvenuta in modo quasi casuale. Gli studiosi, infatti, stavano monitorando l’attività cerebrale di un uomo di 87 anni affetto da crisi epilettiche. Il caso ha voluto che il pover’uomo avesse un attacco cardiaco proprio nel momento in cui l’attività del cervello era in fase di registrazione. Ed è stato così possibile, per la prima volta, registrare l’attività del cervello nel momento esatto in cui la vita scivola verso la morte.

Tutta la vita davanti agli occhi

Proprio perché il cervello entra in “modalità ricordo” il neuroscienziato che ha guidato la ricerca, il professor Ajmal Zemmar dell’Università di Louisville, ha dichiarato che la teoria del “film della propria vita” potrebbe finalmente avere una base biologica. Tutti coloro che vivono un’esperienza di pre-morte raccontano spesso che negli attimi immediatamente successivi alla dipartita rivedono tutta la loro vita. La frase “tutta la vita mi è scorsa davanti agli occhi” potrebbe non essere più una semplice citazione, ma un fatto scientifico. Zemmar ha infatti spiegato: “Il cervello potrebbe riprodurre un’ultima rievocazione di eventi importanti” e che “anche se i nostri cari hanno gli occhi chiusi e sembrano pronti a lasciarci, il cervello potrebbe star ricordando alcuni dei momenti più belli della loro esistenza”.

Una realtà, questa, che si lega anche a quella conosciuta con il nome di visioning. Si tratta di un fenomeno molto frequente ma poco indicato, raccontato da moltissimi sanitari che lavorano nell’ambito delle terapie intensive e dei malati terminali. Secondo questo fenomeno nelle settimane che precedono la morte, i pazienti raccontano di avere delle vere e proprie visioni. Quasi sempre si tratta di vedere persone care ormai scomparse, che quasi appaiono come guide per il passaggio dalla vita alla morte. Anche in questo caso potrebbe trattarsi di un’attività cerebrale che si attiva “in caso di emergenza”.

Al momento, comunque, lo studio sull’attività del cervello nel momento della morte è ancora soggetto a molti limiti e ha bisogno di ulteriori approfondimenti e conferme, ma è evidente che lo studio delle neuroscienze sta facendo passi da gigante per indagare cosa succede davvero quando moriamo.

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