Bergamo Alta come un pollaio: alle ore 22 tutti a nanna e zitti

Ai cento rintocchi del Campanone i locali con tavolini all’aperto costretti a interrompere l’attività. Il turismo ne soffre e i cittadini protestano

Bergamo Alta come un pollaio: 
alle ore 22 tutti a nanna e zitti

Bergamo è uscita dall’isolamento, da quella riservatezza che da sempre la caratterizza. La gente di sera la trovi seduta in qualche locale all’aperto a gustare un drink sotto le stelle. Lo scenario dura però giusto il tempo dei cento rintocchi del Campanone di città alta, che echeggiano puntuali ogni giorno alle ventidue a ricordo dell’antico coprifuoco, quando le porte di Bergamo si chiudevano e chi restava fuori non poteva rientrare nel borgo medievale. E così la tranquilla serata si trasforma in un trasloco, bicchieri e spuntini migrano all’interno dei bar per timore della multa. Incantesimo spezzato e brutta figura col turista: vai a spiegare allo straniero che l’autorizzazione è solo fino a quell’ora. Nemmeno Cenerentola aveva tempi così stretti, se la godeva di più; a Bergamo i dehor accendono e spengono le candele ancor prima del calare del buio. Festa finita, si va a dormire. Situazione grottesca, ma spiegata dall’assessore alle Attività produttive Enrica Foppa Pedretti. «Gli orari di chiusura degli allestimenti esterni ai locali, non sono gli uffici comunali a definirli. L’apertura di un nuovo esercizio o di un nuovo dehor, secondo una legge del 1995, prevede obbligatoriamente la presentazione della valutazione previsionale dell’impatto acustico, emesso dall’ufficio Arpa, da parte del richiedente. Se entro trenta giorni tale valutazione non viene presentata, il comune rilascia un’autorizzazione provvisoria con orario diurno fino alle ventidue per i bar e fino alle ventiquattro per i ristoranti». Di fatto nessun esercente fa richiesta all’Arpa, per il semplice motivo che è nota a tutti la rigida valutazione sull’impatto acustico. Il rischio d’essere fuori valori è alto, si rischierebbe di mandare a rotoli il progetto, pertanto si accetta l’orario ristretto sperando in deroghe ispirate al buon senso. Buon senso tuttavia poco praticato in terra orobica. Le lamentele e gli esposti per il troppo rumore giungono puntuali a Palazzo Frizzoni, sede del comune. Gli amministratori si ritrovano a gestire le due facce della stessa medaglia: soddisfare la città che vuole più vitalità e quella che chiede tranquillità.
Ecco perché ci sono voluti più di dieci anni per scoprire la pratica degli happy hour, altrettanti per uscire dalle quattro mura dei locali e dare il via ai dehor, ma alla fine Bergamo si è svegliata dal sonno profondo in cui si trovava ormai da troppo tempo. Il merito pare essere degli alpini che a maggio, in occasione dell’adunata nazionale, hanno invaso la città. Sono stati loro a trasformare una popolazione laboriosa e chiusa, poco propensa al divertimento, in gente allegra e disposta alla convivialità. Bergamo insomma chiede più momenti di svago, ricerca la piazza e luoghi di aggregazione. L’amministrazione comunale ha risposto alle numerose richieste di autorizzazione ad aprire dehor, ma non tutti i bar e pub che ci speravano hanno ottenuto il via libera. In sostanza, una trentina su almeno il doppio delle domande. I «no» motivati per ragioni di sicurezza viaria o per mancanza di adeguati spazi esterni. Qualcuno è rimasto deluso del diniego e denuncia disparità di trattamento. La formula soprattutto in estate è vincente: il dehor abbellisce la città, garantisce un maggiore controllo del territorio e trattiene i giovani costretti diversamente a migrare in terre vicine più attrezzate, Brescia e Milano insegnano. Come dar loro torto, visto che a Bergamo la serata termina ancor prima di iniziare. Coraggio sindaco Franco Tentorio, diamo una scossa a questa città, in cerca di slancio e di turismo; invitiamo i locali a limitare musica e schiamazzi, ma concediamo loro la possibilità (almeno nei fine settimana estivi) di mettere fuori tavolini e ombrelloni. Per pochi cittadini che si lamenteranno, ce ne saranno molti che la ringrazieranno. Troviamo poi una soluzione per l’assurdo limite dell’orario. In realtà l’assessore Foppa Pedretti sta cercando una via d’uscita. «Per ovviare a questa anomalia, seppur non creata dall’amministrazione comunale, la mia divisione sta valutando da qualche tempo, insieme all’ufficio ecologia, una possibile soluzione che possa andare incontro alle esigenze del commerciante, cercando un accordo con l’Arpa. Non è un percorso semplice, ma l’importante penso sia avere la volontà di avviarlo e di cercare di portarlo a termine nel più breve tempo possibile». Apprezzabile l’intento, speriamo si realizzi prima della fine dell’estate.

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