Berlusconi invitato a parlare al Congresso Usa

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Berlusconi invitato a parlare al Congresso Usa

da Mosca

Accolta da un coro di proteste in Russia e all’estero si è consumata ieri la «vendetta» di Vladimir Putin contro Mikhail Khodorkovski, il fondatore del colosso energetico Yukos, l’uomo più ricco della Russia, che aveva osato sfidare il suo potere finanziando i partiti di opposizione. Dopo un anno e mezzo di carcere preventivo e la surreale lettura di una sentenza di 1.200 pagine che ha richiesto due settimane, Khodorkovski è stato condannato a nove anni di prigione per frode, maxievasione fiscale, acquisizione fraudolenta, per aver volontariamente disatteso le disposizioni giudiziarie e per dilapidazione di beni. Con lui è stato condannato alla stessa pena anche il suo ex socio, Platon Lebedev. Il tribunale distrettuale di Meshanski ha accettato in pieno la tesi dell’accusa, che aveva chiesto dieci anni di carcere.
Quasi non bastasse, i due imputati dovranno versare al fisco 17 miliardi di rubli (circa mezzo miliardo di euro) per tasse non pagate, e la Procura ha annunciato una nuova inchiesta nei loro confronti per riciclaggio di capitali illeciti.
«So che la mia condanna è stata decisa dal Cremlino», ha commentato Khodorkovski con un comunicato letto dal suo avvocato Anton Drel, che ha annunciato il ricorso in appello, oltre che alla Corte europea di Strasburgo per i diritti umani. Il magnate fa sapere che continuerà le sue attività sociali e promette finanziamenti a beneficio di fondazioni letterarie e filosofiche e di organizzazioni per l’assistenza di detenuti.
I mercati russi hanno accolto positivamente la condanna di Kodorkovski, considerandola come la fine della fase conflittuale tra lo Stato e la comunità imprenditoriale. Livelli record per i bond con scadenza nel 2030 e forte crescita della Borsa di Mosca, che con 670 punti ha registrato il livello massimo delle ultime cinque settimane.
Di tutt’altro tenore le reazioni del mondo politico russo (persino di qualche deputato della maggioranza putiniana) e internazionale. Il leader comunista Ghennadi Zuganov ha denunciato la sentenza come «una resa di conti», affermando che «si è trattato di un processo politico condotto in violazione di tutte le procedure, e aggiungendo che in Russia «non esiste un sistema giudiziario indipendente». Zuganov - il cui partito comunista ha ricevuto in passato finanziamenti da alcuni azionisti della Yukos - ha aggiunto che a suo giudizio va condotta una revisione delle privatizzazioni, ma per via politica, e ha espresso timori per i contraccolpi che la sentenza può avere sulla fuga dei capitali dalla Russia.
Di «processo assurdo» hanno parlato diversi esponenti politici liberali russi, mentre il presidente degli industriali, Arkadi Volski, l’ha definita «un brutto colpo all’immagine della Russia».
Anche il presidente americano George Bush non l’ha presa bene: «Abbiamo espresso in passato la nostra preoccupazione al presidente Putin per il processo a Khodorkovski e seguiremo ora un eventuale appello, che crediamo ci sarà», ha detto. «Siamo preoccupati perché in America si è innocenti fino a che non viene provato il contrario - ha aggiunto -, e abbiamo l'impressione che Khodorkosvki fosse stato giudicato colpevole ancora prima dell’inizio del processo». Bush ha spiegato che la Casa Bianca seguirà il processo di appello nella speranza che sia gestito in maniera più chiara.
Un deputato del Congresso Usa ha parlato di «vendetta» del Cremlino e ha annunciato che chiederà l’espulsione della Russia dal G-8, il gruppo degli otto Paesi più industrializzati del mondo. Un deputato dell’Europarlamento ha detto che la condanna di Khodorkovski deve pesare sui rapporti tra l’Unione Europea e la Russia, che si allontana sempre più dai valori fondamentali dell’Ue.

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