Bernanke piace ai banchieri ma non scalda Obama

Ospiti della Federal Reserve Bank di Kansas City, si riuniscono in queste ore a Jackson Hole i principali banchieri centrali del mondo, insieme con economisti di vaglia e grandi operatori di mercato. Principale protagonista il presidente del board della Fed, Ben Bernanke. Ma «l’uomo che ha evitato la seconda grande depressione», come lo definisce l’economista Nouriel Roubini, deve affrontare un’altra sfida, stavolta politica. Bernanke scade nel gennaio 2010 e, ricorda il New York Times, la Casa Bianca tace su una sua possibile riconferma.
«A Washington e a Wall Street - dice ancora il quotidiano newyorchese - sarebbe una sorpresa se Bernanke non fosse confermato, anche se è un repubblicano nominato da George Bush. Ma la Casa Bianca resta in silenzio» e il Congresso non ha dimenticato le polemiche sugli onerosissimi salvataggi bancari. E si parla di una possibile nomina di Lawrence Summers, consigliere economico di Obama, ma anche di Janet Yellen (presidente della Fed di San Francisco) di Alan Blinder, economista ed ex vicepresidente della Fed proprio come un altro candidato, Roger Ferguson.
A Jackson Hole, nello scenario mozzafiato dove John Ford girò Il grande sentiero, economisti e banchieri centrali discutono della «strategia d’uscita» dalla crisi economica e finanziaria, e di come evitarne il ripetersi. Ma, rispetto all’unità di intenti dimostrata nel momento più buio della crisi, stavolta pare che i pareri divergano, sia sulle strategie di politica monetaria sia sulla stessa analisi macroeconomica. In Germania e in Giappone stanno sorgendo perplessità sulla forza effettiva della ripresa. Non mancano dubbi anche da parte della Bank of England. Il governatore Mervyn King, presente al simposio di Jackson Hole, continua ad acquistare enormi quantità di bond, sostenendo che «la recessione è più profonda del previsto», mentre la Fed potrebbe terminare i propri acquisti in ottobre. Attendista la Bce: «Bisogna essere prudenti, perché lo scenario cambi bisogna aspettare», dice Lorenzo Bini Smaghi.
La parola passa, stamattina, a Bernanke. Con Mario Draghi, presidente del Financial Stability Board, a coordinare la sessione dei lavori.

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