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Bersani vuol far ridere con le battute degli altri

Dalle vignette sul Cav alle freddure del leader Udc sul governo e su Bertolaso: l’ultimo vizio del segretario del Pd è rilasciare dichiarazioni umoristiche sugli avversari copiate dai tg e dalle agenzie. Motivo? A lui non vengono

Bersani vuol far ridere con le battute degli altri

Roma - In fondo a lui, in piena campagna elettorale per le primarie, quella critica della Serracchiani non era andata giù: «Scelgo Franceschini perché è molto più simpatico. E Bersani rappresenta l’apparato». Nervi. Ma siccome Pierluigi è sveglio, sa bene che deve mettercela tutta per apparire anche graffiante e brillante oltre che serio e affidabile ma così terribilmente bigio. Ecco perché, appena può, rilascia dichiarazioni che strappano il sorriso, fanno titolo sui giornali, grattano via quella plumbea patina da ex dirigente dell’ex Pci. Ridi e lascia ridere, sii più ironico, scherza, punzecchia e buttala in burla: e vedrai che il «brillantometro» si mette a correre. Ma uno l’intuizione ce l’ha o no, inutile girarci intorno. A patto che... A patto che si copi, si scimmiotti, si ripeta a pappagallo la battuta di qualcun altro. È l’arguzia-trasferello: bersaniano escamotage per risultare spumeggiante come una Perrier pur essendo al massimo una Ferrarelle.

È funzionato così pure ieri. Pierluigi prende in mano il Corsera, nota la spassosa vignetta di Giannelli dal titolo «telocomando» con un Berlusconi a forma di telecomando, e giù a sbellicarsi. Frego l’idea. Dichiarazione con tanto di ghigno alle agenzie di stampa: «Suggerirei al capo del governo che, se vuole cambiare programma, non usi il telefono, ma il telecomando, cambiando canale e vedendone un altro». Forte questa, venuta proprio bene. Praticamente un efficace taglia e cuci come tre giorni fa, 13 marzo, in piena bagarre sulle liste elettorali. Bersani punge e sfodera il fioretto dell’umorismo: «Liste o non liste noi vinciamo». E qui non si sorride neanche un po’, quindi sarà sua. Poi: «Al Pdl dico: la prossima volta le liste se le facciano fare della Protezione civile».

Ecco, questa sì che è buona: arguta, attuale, divertente. Ammazza che spirito... Freddura non sua, però. 1° marzo, Adnkronos: «Faccio una battuta, se va avanti così la prossima volta il Pdl chiamerà Bertolaso per presentare le liste», così il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini commenta l’esclusione del listino di Formigoni decisa dalla Corte d’appello di Milano. Nooo. Ha copiato un’altra volta. Forse pensava che quel Pier sul copyright facesse pensare a Luigi e non a Ferdinando. Chissà. Sarà il motivo per cui ha pescato sempre dall’inventiva dell’ex democristianone anche in febbraio, giorno 26: «La missione del Pd è disvelare gli effetti speciali di Berlusconi». Bella anche questa, col riferimento agli effetti speciali che fa tanto critica all’uomo marketing Silvio. Graffiante. Ma ancora una volta le unghie non sono le sue, ma di Casini. Ansa, 1° aprile 2009: «Penso che oggi siamo ancora al tempo della suggestione per cui tutti sono suggestionati dagli effetti speciali di Berlusconi». Gli era piaciuta, se l’è segnata e poi l’ha sparata ai cronisti, terremoto d’un Bersani.

A proposito di terremoto, 16 febbraio scorso: «Il governo Berlusconi ha privilegiato l’immagine - dice sbeffeggiando i risultati di Palazzo Chigi a L’Aquila -. I meriti del governo sono chiacchiere». Ottima anche questa che ricorda tanto il «chiacchiere e distintivo» degli Intoccabili di Brian De Palma. L’avrà presa da lì. Macché. 29 maggio 2009, il senatore del Pd Giovanni Legnini legnava così: «Il premier non finisce mai di stupire ed è il campione delle promesse elettorali: soltanto chiacchiere di cui i cittadini aquilani non hanno bisogno». Copiata pure questa. C’è poco da ridere.

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