Billy Budd da applausi

Entusiasmo al Carlo Felice per l’opera che mette in scena la lotta tra il Bene e il Male

Billy Budd da applausi

Barbara Catellani

Entusiasmante e calorosa accoglienza della prima del Billy Budd di Benjamin Britten, capolavoro del teatro musicale del ’900, che con il suo debutto italiano in versione integrale chiude la stagione operistica del Carlo Felice. Opera di ardua interpretazione, è un viaggio attraverso gli intricati meccanismi della mente, mare in tempesta in cui si scontrano perennemente entità primigenie come il Bene e il Male, che assumono però forme ambigue, ingannevoli e metamorfiche, quando vengono a contatto con le passioni più istintive.
Le vicende dell'«Indomitable», collocate nel contesto storico post-rivoluzionario di fine ’700, diventano metafora del percorso tortuoso e sofferto del sentire umano, costantemente offuscato dalla nebbia che rende labili i contorni della ragione. Personaggio chiave in tal senso è il capitano Vere, tormentato da un amore inconfessabile che la razionalità non può accettare e che per questo lo annienta, lasciando dietro a sé strazio e distruzione.
Willy Decker e Wolfgang Gussmann hanno imperniato regia e scenografia sul contrasto anche visivo delle forze antagoniste, il Bene - Billy Budd, in bianco - e il Male - Claggart, in nero - collocati a chiusura di sipario frontalmente, immobili, illuminati nella totale oscurità circostante e comunque sempre immersi in una scena essenziale, lineare, a tonalità molto tenui, che consente la focalizzazione immediata dei protagonisti.
Unica nota di colore, e indice di una efficace teatralità, il fazzoletto rosso di Billy Budd, simbolo di una passione spontanea e vitale capace per un attimo di far vacillare anche il perfido e oscuro Claggart. La contrapposizione dei personaggi sul piano musicale, resa da una partitura perfetta ed efficace, è stata intelligentemente interpretata dal Maestro Jonathan Webb, che ha diretto con estrema sensibilità l'orchestra, personaggio a tutti gli effetti, voce di quell'inconscio non altrimenti esprimibile.
Il cast, di altissimo livello anche nelle parti minori, ha tra i protagonisti Robert Brubaker, al suo esordio nei panni di un intenso e sofferto Capitano Vere, Dwayne Croft, dal timbro ideale per dar vita ad un baldanzoso Billy Budd e Samuel Ramey, interprete indiscusso e maestro in ruoli demoniaci, come il perfido Claggart; artisti che hanno offerto, accanto ad un'interpretazione vocale dotata di grande maestria tecnica, una presenza scenica e una drammaticità non comuni, interagendo in perfetta sintonia e presentando i propri personaggi con estrema padronanza ed intensità.

Da segnalare la brillante interpretazione dei Cori - ospite d'eccezione il validissimo coro del San Carlos di Lisbona diretto da Giovanni Andreoli, - che hanno saputo rendere magistralmente i complessi effetti drammatici e musicali di un'opera davvero impegnativa.

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