Bimbi al mare con i nonni, le famiglie risparmiano fino a 100 milioni di euro

La ricerca. Ogni estate 160mila nipoti in ferie con gli anziani. Ben 80mila trascorrono tutto luglio in vacanza. Pagare la colf per otto ore al giorno significa disintegrare lo stipendio

Benedetti nonni. Non solo perché hanno una pazienza inesauribile con i nipotini, ma anche perché grazie a loro, quando sono in salute, ogni famiglia risparmia migliaia di euro. Sia durante l’anno sia durante l’estate. Basta fare due conti: niente stipendio e contributi alla baby sitter, niente badante o donna delle pulizie da pagare. Alle faccende domestiche e alla cura dei nipotini ci pensano i nonni, canuti ma inarrendevoli. È quanto emerge da un’indagine della Camera di Commercio di Milano. Mamma e papà lavorano per tutto il mese di luglio, la scuola e l’asilo sono chiusi. Pagare la baby sitter per otto ore al giorno vorrebbe dire disintegrare almeno uno dei due stipendi della coppia. Detto fatto. I nonni evitano tutto questo. E si portano perfino il nipotino in vacanza. Sono 160mila i bambini milanesi con meno di 14 anni che a luglio trascorrono due settimane al mare o in montagna con i nonni. I genitori, se riescono, il venerdì sera saltano in macchina e li raggiungono, riducendo le spese del bilancio familiare. Ben 80mila i bimbi che non hanno ancora compiuto sei anni e che trascorrono tutto il mese fuori città. E i nonni sono perfino costretti agli straordinari: mettono a letto i bimbi la sera, li aiutano a fare i compiti la mattina, li seguono senza sosta nei giochi in spiaggia. Facendo due conti, sembra che in un anno i nonni permettano alle famiglie milanesi di risparmiare addirittura un miliardo di euro. Cento milioni durante l’estate, lavorando a tempo pieno al posto della baby sitter pagata a ore.
Del resto, quale soluzione migliore di una nonna premurosa? Si, vabbé, magari un po’ troppo apprensiva, ma di sicuro più attenta ai bisogni del nipotino di una baby sitter estranea. Ecco come si combatte la crisi a Milano: facendo squadra in famiglia.
Certo, si sa, i nonni non sono eterni e anche loro spesso vanno accuditi. Per questo emerge un quadro fatto di due risvolti: da un lato le famiglie - una su due - che affidano i bambini ai nonni, dall’altra l’aumento delle imprese (ora 686) che si dedicano all’assistenza sociale. Un comparto in forte crescita, che ha visto aprire in Lombardia almeno una cinquantina di imprese tra il 2008 e il 2009.
«Il ricorso ai servizi sociali alla persona è in continua crescita - fa notare il presidente della Camera di Commercio, Carlo Sangalli - ed è legato alla trasformazione della famiglia e al progressivo invecchiamento della popolazione lombarda. Se le tendenze sociali e demografiche continueranno, nel prossimo futuro è facile prevedere che la domanda di servizi di cura e di aiuto aumenterà ulteriormente». Certo, di passi avanti da fare ce ne sono eccome. «Il settore - aggiunge Sangalli - appare fortemente limitato dal costo delle prestazioni e dunque dal reddito disponibile da parte delle famiglie. In questo modo si penalizza il ceto medio, con un reddito troppo elevato per poter accedere ai servizi pubblici di assistenza domiciliare, ma allo stesso tempo in difficoltà per potersi avvalere di servizi privati di assistenza».

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