Blitz Idv: Gelmini censurata in sala stampa

RomaRimane seduto a lungo. In silenzio, in attesa di compiere il blitz, mimetizzato tra i giornalisti. Nessuno, o quasi, fa caso alla sua presenza. È mezzogiorno passato. Mariastella Gelmini si sistema la sedia al centro del palco, pronta a sciorinare i numeri del «Pacchetto Università» appena varato. Ma fa in tempo a pronunciare dieci, quindici parole, quando il guastafeste irrompe sulla scena, impallando pure le telecamere. «Chi sarà mai?», si chiedono il ministro e tre quarti della sala stampa. È Stefano Pedica, senatore (nientemeno) della Repubblica, esponente di spicco dell’Idv, che pensa bene di programmare l’ irruzione e interrompere la conferenza stampa.
Attimi di smarrimento, parole al vento, finché lo dotano gentilmente di microfono, oggetto che non mollerà a lungo. «Sono qui perché voglio chiedere come mai il governo non ha deciso di sciogliere il Comune di Fondi, dove lo scorso 6 luglio ci sono state 17 persone arrestate per infiltrazioni della criminalità organizzata. Maroni aveva dato l’ok allo scioglimento, ma il Consiglio dei ministri non si è ancora pronunciato in proposito. Evidentemente, c’è qualcosa che non va...». Non ci si crede, ma è tutto vero. E c’era bisogno di questa specie di sceneggiata? Il quesito è pressoché comune e si legge pure sul viso della Gelmini, che mantiene la calma, quantomeno di primo acchito: «Oggi il Cdm ha affrontato l’argomento, ma il premier e il ministro dell’Interno hanno ritenuto necessario un supplemento di approfondimento. In una delle prossime sedute questa vicenda verrà decisa».
Si può parlare adesso di università? Neanche per scherzo. Pedica insiste: «Ci dica cosa ne pensa», «lo scioglierebbe o no?». L’aplomb della Gelmini inizia a vacillare. «Non sono tenuta a risponderle, lei è un semplice senatore, non un magistrato». L’azione di disturbo prosegue, nonostante l’invito del sottosegretario Paolo Bonaiuti al dipietrista: «Non esagerare, non approfittarne». Ma tant’è. Il ministro è costretto ad abbandonare, non prima però di un commento, tra l’ironico e l’irritato: «Complimenti, l’Idv si conferma una forza molto democratica».
Le luci si spengono, le telecamere rimangono accese. E Pedica ne approfitta per «occupare» ancora la sala (lo farà fino alle quattro del pomeriggio, per poi recarsi alla Camera nella speranza d’incrociare Maroni) e, da novello paladino della legalità, lanciare l’allarme: «Ci oscurano, ma dobbiamo parlare, come Moussavi in Iran». Addirittura, avrà pensato chi urla dalle retrovie, forse una fotografa: «Vabbè, hai finito?». Si ride, lui continua come un disco rotto. Ma non molla neppure la Gelmini. E nel giro di un quarto d’ora, è già tutto pronto in Sala Verde, al terzo piano, per l’incontro stampa. Bonaiuti chiude così la vicenda: «Pedica? Si qualifica da solo». E se il senatore accusa i funzionari di palazzo Chigi di violare, udite un po’, i diritti umani («hanno spento l’aria condizionata e chiuso i bagni»), il blitz scatena la condanna del centrodestra. Per Fabrizio Cicchitto, «con l’irruzione di un manipolo di squadristi» l’Idv «conferma, qualora fosse ancora necessario, la sua reale natura».

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