Bocconi La «fedeltà ai princípi» di Baffi e Ambrosoli

A 30 anni dall’uccisione di Giorgio Ambrosoli e a 20 dalla scomparsa di Paolo Baffi, la vita dell’avvocato e del banchiere centrale (sconvolte dall’incrocio con le trame di Michele Sindona), sono state ricordate in un convegno alla Bocconi.
Il loro esempio di integrità è parso ancora più attuale alla luce della crisi finanziaria sorta in un contesto globale di regole inefficaci o male applicate. Il governatore di Bankitalia ha ricordato in un messaggio come entrambi abbiano pagato la «fedeltà ai princípi».
Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, dopo aver citato due lettere inedite di Baffi a Francesco Cingano, di Mediobanca, ha notato come le regole «da sole non bastano a far nascere un sistema più giusto.
Durante il convegno la vedova di Ambrosoli, Anna Lori, e il figlio Umberto sono stati raggiunti dalla notizia della scomparsa di Filippo, il secondogenito di Giorgio. Quarantenne, era architetto e incisore. È stato trovato morto nella sua abitazione.

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