Boffo ha mentito. Ora dica la verità

Caro Direttore,
a me hanno insegnato che le notizie (quelle documentate e verificate otto volte e se non basta venti, mica bufale, calunnie, rumors e insinuazioni) vanno pubblicate tutte senza guardare in faccia nessuno. E mi pare quindi assurda e inconcepibile l’indignazione di un giornalista che ritenga doveroso e sacrosanto dar sempre disinvoltamente conto delle magagne altrui (perché, parliamoci chiaro, è sulle disgrazie del prossimo che l’informazione campa) omettendo, come avrebbe voluto il molestatore Boffo, le proprie. Quasi che, mentre sbatte presunti mostri e mostriciattoli spesso ingiustamente in prima pagina (vedi l’ingegner Zornitta-Unabomber e con tutta probabilità l’Alberto Stasi del giallo di Garlasco), il direttore di una testata più o meno autorevole, coinvolto in un fatto di cronaca nera, non debba essere imputabile come le alte cariche dello Stato.
Quanti sono i comuni cittadini che, nel bene e nel male, finiscono loro malgrado sotto le luci dei riflettori? Quanta gente normale finisce nel tritacarne mediatico? Ma lui no, il gran Boffone detesta la ribalta, specie quando viene preso con le mani nel sacco. Killeraggio giornalistico dice sdegnato l’Intoccabile: siamo alla lesa maestà, al paradosso, alla megalomania. Mettiamo che il direttore di un giornale finisca in una retata anti lucciole, sia coinvolto in una rissa o accoltelli la suocera. E che per questi o altri reati venga arrestato e condannato con o senza patteggiamento. Che facciamo, noi che invochiamo ogni due per tre la completezza dell’informazione, sorvoliamo? Facciamo finta di niente? Renato Farina si è mai lamentato della maxi esposizione mediatica tributatagli come agente Betulla? Mentre lo massacravano da ogni dove non ha levato, dignitosamente, un lamento. Invece Boffo no, come Scalfaro non ci sta. Il direttore del giornale dei vescovi condannato per molestie alla moglie dell’uomo con cui aveva una relazione omosessuale, con i vescovi che fanno quadrato (di ora in ora sempre meno). È o non è una notizia, per dirindindina?
Ma mi pare ancora più allarmante, caro Direttore, la posizione della Federazione Nazionale della Stampa, espressa dal segretario Franco Siddi, schieratosi subito dalla parte del reo. Accreditando, così facendo, una stravagante interpretazione del diritto di cronaca: che in pratica dovrebbe consentire ai giornalisti di lavare in piazza i panni degli altri e lontano da sguardi indiscreti i propri. È lo stesso schema della «libertà di stampa» difesa da schiere di firmaioli «aperti e democratici» secondo cui è legittimo sputtanare un presidente del Consiglio fotografato insieme a una bella ragazza e severamente vietato stampare un documento da cui si evince senza tema di smentita che il finto santarellino di Avvenire, quello che predica bene e razzola male, molestava pesantemente un signora di Terni.
Ma tant'è, ormai siamo rotti a tutte le esperienze, persino a vedere Paolo Serventi Longhi, ex segretario della Fnsi, votare, con il pretesto del mancato pagamento della quota, a favore dell’espulsione dei giornalisti israeliani dalla Federazione Internazionale della Stampa; a veder condannati con sanzioni e censure giornalisti che pubblicano foto scioccanti ma rivelatrici, e addirittura alla sospensione per due mesi dalle funzioni e dallo stipendio, da parte dell’Ordine di Milano, del direttore del Gazzettino Roberto Papetti per presunte scorrettezze professionali, cosucce rispetto ai fatti di cui si è reso responsabile la tonitruante guida (fino a quando?) del giornale della Cei. A proposito, sono curioso di sapere se e quando Boffo deciderà, diciamo per spirito di corpo, di mettere fine a una situazione a dir poco imbarazzante lasciando la poltrona; e quali provvedimenti l’Ordine dei giornalisti intenderà adottare nei suoi confronti. Visto che per la pubblicità di un telefonino Giampiero Mughini è stato radiato con ignominia dall’Albo ci aspetteremmo come minimo una cella d’isolamento senza lettura dei giornali.