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Bogotà, città di narcos, santi e assassini

Tutto parte con una mano ritrovata fra ghiaia e formiche dopo le forti piogge nei dintorni di una villa fuori Bogotà dove si è da poco tenuta una festa a base di cocaina e aguardiente

Bogotà, città di narcos, santi e assassini

Il noir è la forma perfetta per raccontare la società di un Paese complesso come la Colombia. Santiago Gamboa (Bogotà, 1965) ne è convinto da tempo e sa che l'uso di quel registro gli può permettere anche incredibili contaminazioni con generi come il realismo magico. Perché nel suo Paese può accadere davvero di tutto e la violenza può andare a braccetto con i miracoli, le gesta dei narcotrafficanti con quelle dei santi, quelle degli assassini con quelle di esseri magici che sono legati a culti tribali. Non è un caso che lo scrittore francese Pierre Le Maitre sostenga che Gamboa nella "sua opera unisca poesia, violenza di una crudezza inaudita e un'eccezionale, pungente ironia. Ciò che più apprezzo dei suoi romanzi è la commistione di generi e stili. Anche se tutti sono accomunati dalla stessa vena oscura, Gamboa usa continuamente registri diversi". C'è un po' di tutto nel suo romanzo Colombian Psycho: l'indagine classica, il mistero insolubile, il sesso furioso, il ritratto sociale a tinte a forti di un Paese problematico. D'altra parte già nel titolo l'autore omaggia tre stili: quello di Robert Bloch, quello di Alfred Hitchcock e quello di Bret Easton Ellis.

Tutto parte con una mano ritrovata fra ghiaia e formiche dopo le forti piogge nei dintorni di una villa fuori Bogotà dove si è da poco tenuta una festa a base di cocaina e aguardiente. Quella mano annerita quasi metallica sembra un fiore ossuto che emerge dal pietrisco, un granchio nero che è giunto lì a depositare le uova di una strana verità: "una mano abbandonata, con il pugno chiuso. Una tarantola immobile che segnala qualcosa". A fare luce sul caso sarà il procuratore Edilson Jutsiñamuy assieme all'agente Laiseca e alla sua amica giornalista Julieta Lezama. Il ritrovamento dei quattro arti di un uomo li porta a cercare di identificarlo. Per Edilson "gli assassini nascondono, e le piogge riportano in superficie. Dove poteva essere contenuta quella barbarie? Omicidi atroci, femminicidi e uxoricidi, crimini passionali. Per lui non erano manifestazioni individuali della malvagità, ma conseguenze di una società perversa. Nessuno compie atti del genere per piacere, né sono nella natura delle persone. C'è gente sofferente, risentita, invidiosa, solitaria, frustrata o abbandonata che un bel giorno non ce la fa più e commette un delitto. La psicologia attenua la colpa dicendo che è stata una vendetta bramata e giusta. Che si è ristabilita l'armonia. Chi vive in pace oggi? In questo paese, disse fra sé, pochissimi: quelli che tirano il fiato soddisfatti quando controllano il conto in baca. I grandi capitalisti, i funzionari a vita e i latifondisti".

Lui che è stato uno studente che ha lottato in piazza per i diritti civili sa cosa ha digerito e sbranato il suo Paese. Lui che appartiene all'etnia indigena Hubitoto sa come la Colombia abbia perso e modificato per sempre la sua identità nel sangue. Lucido e spietato, Santiago Gamboa ci dà attraverso un'opera di fiction un ritratto allo stesso tempo allucinato e realistico del suo Paese. È difficile distinguere chi è buono e chi è cattivo in questa storia.

Delirio e realtà si incrociano in maniera feroce. Attraverso un immaginario complesso e articolato Gamboa ci regala un'immagine personale della Colombia che troppo spesso ha soppresso la sua natura materna e femminile per dare spazio alla ferocia primitiva maschile.

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