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Bomba contro un corteo Muore manifestante serbo

Mentre cresce l’attesa per il verdetto della Corte internazionale di giustizia, che dovrà pronunciarsi sulla legittimità dell’indipendenza proclamata da Pristina, in Kosovo è tornata improvvisamente a salire la tensione dopo che ieri un manifestante serbo è rimasto ucciso e altri undici feriti per l’esplosione di una bomba a Kosovska Mitrovica, la città del nord del Kosovo divisa in due, un settore serbo a nord e uno albanese a sud. Non hanno trovato peraltro conferma finora le voci su un secondo manifestante morto per la gravità delle ferite riportate nell’attentato.
Circa un migliaio di serbi si erano radunati nella parte nord di Mitrovica per protestare contro l’apertura nel loro settore di un ufficio in rappresentanza del governo centrale di Pristina. Contro i dimostranti qualcuno ha lanciato la bomba a mano la cui esplosione ha appunto causato la morte di una persona e il ferimento di altre undici. La vittima si chiamava Mesud Dzekovic, era un medico pediatra ed è morto poco dopo in ospedale per la gravi ferite riportate.
Immediate le reazioni di sdegno e condanna a Belgrado, dove il Consiglio per la sicurezza nazionale, subito convocato dal presidente serbo Boris Tadic, ha parlato di «atto terroristico di separatisti albanesi», e ha addossato la responsabilità indiretta dell’attacco al rappresentante dell’Unione europea in Kosovo Pieter Feith.


Feith, con le autorità di Pristina, è il principale fautore del cosiddetto «piano per il nord» che prevede la graduale integrazione della regione settentrionale del Kosovo, a maggioranza di popolazione serba, nel resto del sistema istituzionale del Paese.

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