Un rumore infernale. È quello che fa l'ultimo acciaio che muore. Schiacciato dal braccio di una potente escavatrice. Ridotto a materiale di scarto che sarà venduto, non si butta via niente, a qualche fonderia del bresciano. Accatastato su un Tir al quale vengono pure lavate le ruote prima di lasciare l'area di Cornigliano. Lì dove c'era Italsider e Ilva. La paura è l'inquinamento ambientale. Quella fuliggine nera che per anni ha affumicato le lenzuola stese sui balconi dalle donne del ponente genovese non c'è più. E quegli ultimi rumori dell'acciaio lasceranno il posto, al massimo, alla polvere rossa dei mattoni, a spazi verdi, alla ricostruzione e riqualificazione dell'area. «L'ultimo pezzo del secondo gasometro è caduto - dice il governatore Claudio Burlando - la bonifica è quasi terminata. Dobbiamo stare attenti all'ambiente adesso. Realizzare una verifica del sottosuolo. Se si tratta soltanto di polveri superficiali oppure se c'è altro in profondità. Bisogna farlo anche perché i 270mila metri quadrati entro breve saranno restituiti alla città».
Ieri mattina il punto sui lavori è stato fatto dal presidente della Regione insieme al sindaco Marta Vincenzi, all'assessore provinciale Paolo Perfigli, al presidente dell'autorità portuale Luigi Merlo, e all'amministratore delegato di Sviluppo Genova Piergiulio Porazza. L'opera di bonifica ha richiesto tempi rapidi e costi inferiori al previsto. Tanto che rimane un tesoretto di circa 40 milioni di euro da utilizzare per realizzare altre opere. A febbraio la bonifica si potrà considerare conclusa e partiranno i lavori per la strada a mare di Cornigliano. Per la palazzina ex Ilva si pensa a una foresteria e alla sede del teatro di prosa insieme a quella per la film commission.
Bonifica dellarea Ilva: a febbraio la verifica dei veleni nel sottosuolo
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