Boom d’evasione: a Rimini il 25% è finto povero

Oltre 21mila contribuenti dichiarano redditi inferiori a 12mila euro l’anno E il presidente della Provincia ammette: "Ormai siamo a livelli clamorosi". La Caritas: "E dov'è tutta questa miseria? Noi qui distribuiamo solo 200 pasti al giorno"

Boom d’evasione: a Rimini il 25% è finto povero

Rimini - Prima, Villacidro (Sardegna). Seconda, Rimini (Emilia Romagna). Sono le due città più «povere» d’Italia. Secondo una ricerca del Centro studio sintesi di Venezia, nel capoluogo romagnolo 21.121 persone, il 26,3% della popolazione, vive con meno di 12mila euro all’anno. In base ai parametri socioeconomici del Paese, questi individui si trovano «al di sotto della soglia di povertà». Eppure, passeggiando per Marina Centro, attraverso il lungomare più scintillante della costa adriatica, l’impressione fortissima è che la crisi non abiti qui. Trovare uno straccio di stanza in questi giorni a Rimini - sarà stato anche per la concomitanza del Meeting di Cl - era impossibile. Giovani coppie di ventenni ai primi week end di fuga insieme bussano da un albergo all’altro trascinando i loro trolley per pregare di essere ospitati. I tassisti non chiedono meno di dieci euro anche per le corse cittadine. Ci sono quasi più banche che bar: tra il 2004 e il 2008 gli sportelli sono aumentati del 18,3 per cento. Sono 298. A Rimini si ride, a Rimini si sta allegri. Dove sono i 21mila che soffrono in silenzio in mezzo al vortice delle luci e dei calici di vino ghiacciato?

Alla Caritas nessuno li ha visti.

«I 21mila poveri - ride don Gradara - li aspetto qui alla Caritas». Don Enzo Gradara ci accoglie appena dopo cena, nella palazzina di via Madonna della Scala. Novanta poveri hanno mangiato oggi alla mensa della Caritas divisi su due turni. E gli altri ventimilanovecentoventuno? Don Gradara sospira: «Se fossero davvero questi i numeri, io, come direttore della Caritas, dovrei essere preoccupatissimo, perché rischio di vederli arrivare tutti qui...». Invece don Gradara non sembra preoccupato, piuttosto amareggiato: «Sono aumentate le richieste di piccoli prestiti da noi, siamo arrivati a 200 pasti al giorno. C’è più difficoltà di prima, è vero. Poi a Rimini si vive molto di lavoro stagionale. Ma qui la faccenda è diversa: ci sono datori di lavoro che dichiarano redditi inferiori a quelli dei dipendenti, lei capisce...».

Sì, molto chiaro. C’è una sola parola per spiegare questa anomalia: evasione. Rimini non è la seconda città più povera d’Italia: a Rimini sta emergendo uno scandalo che finora sembra essere cresciuto nel silenzio senza essere mai denunciato. Molte dichiarazioni dei redditi non rispondono al vero. Quante? Anche gli amministratori stanno ammettendo che in questo cuore della Romagna bella il rapporto con il fisco non è così trasparente.

La nuova questione morale.

Mentre la stampa nazionale si occupava delle tavole rotonde del Meeting e dei grandi dibattiti etici della Nazione, a pochi chilometri dalla Fiera, nei palazzi della Camera di Commercio, delle associazione degli artigiani, degli albergatori, degli industriali, si consumavano attacchi reciproci affidati ai giornali del posto tra piccoli e grandi imprenditori, tra albergatori e bagnini. Sabato i dati all’apparenza strampalati sulla povertà di Rimini sono diventati questione politica: il presidente della provincia, Stefano Vitali (già assessore per dieci anni a Rimini ndr.), ha scritto una lettera traboccante di sdegno a tutti i quotidiani locali aprendo la «questione morale». Per motivi storici e politici, Vitali non se la può prendere certo con gli avversari del centrodestra. La sinistra governa in questi luoghi dalla nascita della Repubblica. Ed è infatti con sofferenza che il quarantaduenne Vitali ammette: «Nonostante i sudori freddi, considero non solo opportuno, ma addirittura civilmente giusto dire la mia sul tema del momento: il rapporto tra evasione fiscale e il nostro territorio». Evadere le tasse «a livelli così clamorosi - spara Vitali - non è giustificabile». A Rimini c’è il vizio, scrive ancora, del «benaltrismo»: «Sostenere che senza evasione il nostro sistema non reggerebbe la concorrenza, è un enorme segnale di debolezza del sistema Rimini». In conclusione: «A un’enorme questione strutturale e morale come la piaga dell’evasione fiscale si risponde prima di tutto con un “No”». Ma chi doveva controllare in questi anni? L’evasione non è una ferita che si è aperta l’altra mattina.

I furbetti delle case popolari. Al sindaco di Rimini Alberto Ravaioli è stata rivolta intanto un’interrogazione da parte di un consigliere di opposizione, Claudio Dau, che potrebbe aprire un nuovo capitolo in questa storia della finta povertà riminese. Molte dichiarazioni di redditi per ottenere case popolari sarebbero false e ai limiti del surreale: «Negli ultimi controlli Acer - scrive il consigliere - sono state scovate ben 114 persone con dichiarazioni irregolari, di cui 46 recidive. Parliamo, in alcuni casi, di gente che dichiara al Fisco zero euro... C’è abbastanza materiale per portare il Comune di Rimini alla Corte dei Conti».

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