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Tutti pazzi per i Btp, soprattutto gli stranieri

In tre anni sono arrivati 260 miliardi dall’estero. Ecco perché la fiducia nell’Italia conviene a tutti, anche ai mercati azionari

Tutti pazzi per i Btp, soprattutto gli stranieri
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Nell’anno appena concluso, il 2025, la Borsa italiana ha guadagnato il 30%, mentre il Btp decennale ha reso il 3,5%. Il confronto ci conferma che – quando le condizioni sono buone – l’investimento azionario vince dieci a zero contro quello in titoli di Stato. Ma quello che non ci dice è che, più che mai in Italia, il primo dipende molto dal secondo. O meglio: se i Btp hanno mercato, riscuotono successo, e restano stabili, allora forniscono un’indicazione di salute e fiducia che si riflette anche sulle società quotate in Borsa. Ed è quello che sta accadendo in Italia in questa fase storica, dopo anni (a fasi alterne sono stati 14, dal 2008 al 2022) di alti e bassi e di instabilità.

Quel 3,5% di rendimento del Btp decennale va infatti letto attentamente. Per scoprire tre questioni. La prima è che la “carta” italiana è l’unica, in Europa, ad aver tenuto il rendimento fermo: 3,5% rendevano a inizio 2025, 3,5% rendono in questi giorni (centesimo più, centesimo meno). In Francia il decennale è passato da 3,56 a 3,19%; in Germania da 2,85 a 2,36%; in Olanda da 2,97 a 2,60%. E così via per Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo: in tutti i Paesi sono aumentati i rendimenti e quindi, a parità di cedola, le quotazioni dei titoli sono scese. Per tutti tranne che per i Btp. Chi li ha acquistati, ha incassato le cedole promesse senza perdere un centesimo. Il secondo tema è che a finanziare lo Stato italiano sono tornati in massa gli investitori stranieri. Dopo gli anni difficili del 2020, ’21 e ’22, quando dall’estero i Btp sono stati sostanzialmente venduti, per circa 140 miliardi (sostenuti invece da Bce e dai risparmiatori nazionali), a partire dal 2023 i flussi netti dall’estero sono positivi: nei soli primi 10 mesi del 2025 il saldo è stato positivo per 106 miliardi e nel periodo 2023-2025 il conto è arrivato a 260 miliardi. Il terzo è che il trend fin qui descritto ha seguito il calo dello spread, passato da 200-220 punti di inizio 2023 ai 65 attuali, e gli upgrade di tutte le quattro principali agenzie di rating, compresa quella (Moody’s) che non promuoveva il debito italiano da ben 23 anni. Tutto ciò non è arrivato per caso, ma grazie alla stabilità politica garantita a un governo che ha posto il rispetto dei parametri finanziari pubblici come priorità delle leggi di bilancio degli ultimi tre anni. Questo trend sta proseguendo anche in questo scorcio del 2026, in cui nella prima importante asta di Btp dell’8 gennaio scorso, per 20 miliardi di nuove emissioni sono arrivate richieste per 265 miliardi.

Ecco perché una manovra che guarda ai conti pubblici è una manovra che in verità guarda alle tasche di tutti gli italiani.

Con rendimenti sotto controllo cala il costo del debito futuro e si aprono, in prospettiva, gli spazi per ridurre ancora le imposte. Mentre, nello stesso tempo, aumenta la fiducia che i grandi investitori ripongono sugli asset italiani. Anche quelli quotati sui mercati azionari.

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