Borsa prudente sui conti della Fiat

Il titolo cede l’1,57%. Salza (Sanpaolo) tende la mano a Montezemolo. Nuovo report di Mediobanca. Cardia: verdetto Consob in arrivo

Pierluigi Bonora

da Milano

La ritrovata vitalità da parte della Fiat, per parafrasare il titolo («Alive and kicking») che Mediobanca ha dato al suo ultimo report, non scalda più di tanto Piazza Affari. Ieri l’azione torinese ha ceduto l’1,57% a 8,07 euro. La prudenza per alcuni analisti e agenzie di rating è infatti d’obbligo. Goldman Sachs, per esempio, sul titolo Fiat consiglia cautela confermando il giudizio «underperform», anche perché il recupero a breve termine non garantisce che la divisione Auto abbia trovato «il segreto per margini sostenibili in termini di volumi». C’è poi Standard & Poor’s che, nel riconoscere il buon lavoro fatto dall’amministratore delegato Sergio Marchionne, rileva come i conti siano «superiori alle attese» e ci si possa «fidare dei target fissati».
Ma prima di alzare il giudizio (attualmente a livello «speculative», «bb-» a lungo e «b» a breve con outlook stabile, modificato da 6 mesi), S&P avverte che «dobbiamo essere sicuri che la società generi cash positivo su base stabile». L’agenzia, in proposito, sta verificando quanto i proventi straordinari abbiano arricchito il flusso di cassa e quale parte di questa voce sia stata invece generata dal gruppo torinese.
Reazioni e commenti il giorno dopo l’annuncio del ritrovato utile da parte del Lingotto, con l’Auto che nell’ultimo trimestre 2005 è tornata a guadagnare, proseguono con la decisione di Ing e Kepler Equities di alzare il target price, rispettivamente, a 8,4 da 7 euro, e a 10 da 8,50 euro. Anche Mediobanca ha portato il target price su Fiat a 9 euro. In verità per gli analisti di Piazzetta Cuccia l’azione potrebbe anche valere 10 euro, ma continua a scontare alcune perplessità residue sulla Grande Punto e sul miglioramento della redditività di Cnh auspicato da Marchionne. Sempre Mediobanca si attendeva invece un debito industriale superiore (4,1 miliardi), rispetto a quello presentato lunedì dal Lingotto (3,2 miliardi).
Intanto, sembra essere rientrata la polemica tra Fiat e Sanpaolo dopo la cessione, da parte dell’istituto, della quota relativa al convertendo. Il presidente del gruppo bancario Enrico Salza ha detto ieri di aver apprezzato le dichiarazioni di Luca di Montezemolo sul fatto che «tutte le banche siano state deteminanti nel risanamento della Fiat». «Come sapevamo - ha aggiunto Salza - la svolta c’è stata». «I piani si stanno realizzando», gli ha fatto eco Corrado Passera, ad di Intesa, altra banca azionista del Lingotto. E mentre Abn Amro, che detiene lo 0,42% delle azioni Fiat, sembra non avere fretta a mettere sul mercato la partecipazione («restiamo in attesa di altre buone notizie», ha puntualizzato il numero uno Rijkman Groenink), è ormai imminente il verdetto della Consob sull’equity swap grazie al quale gli Agnelli sono riusciti a mantenere il controllo del Lingotto. Il presidente dell’Autorità, Lamberto Cardia, ha messo in guardia il mercato: «Decideremo tra pochi giorni».

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