Borse in rimonta: Milano +4,5%. Si riprende l’euro

Voglia di rimonta tra le Borse europee che chiudono in rialzo. A rasserenare gli operatori fin dalla mattinata sono stati sia il diradarsi delle tensioni in Eurolandia, sia il fatto che Cina e Kuwait hanno smentito di intendere ridurre i propri investimenti nei bond del Vecchio continente. Immediato anche l’effetto sull’euro che, dopo quattro giorni in rosso, ha recuperato terreno sia sulla moneta americana, fino a «quota» 1,23 dollari (+1,2%), sia rispetto allo yen.
Forte lo scatto di Piazza Affari, che ha guadagnato il 4,54% a 19.631,87 punti tra scambi per 4,4 miliardi di euro. Tra le banche si impongono Unicredit (+6,69%) e Intesa (+6,99%), positive anche Monte Paschi (+4,91%), e Bpm (+4,33%). Tra gli altri finanziari spiccano il +7,42% di Azimut e il +5,67% di Generali. Nell’industria Fiat guadagna il 5,88% sui dati positivi circa le immatricolazioni di veicoli commerciali, Exor il 3,41% e Pirelli il 4,22%. Spunti per Impregilo (+6,24%) e Buzzi (+4,10%) dopo che un report ha giudicato che la manovra anti-crisi non avrà impatti sulla spesa per le infrastrutture. Bene l’energia grazie al rialzo del greggio: Eni +3,62%, Saipem +5,03%, Tenaris +4,09% anche grazie a un report positivo di Ubs. Enel sale del 3,94%, A2A +4,01%. Telecom guadagna il 3,62%, nel lusso balza Geox (+4,86%), salgono impetuosamente anche i media, con Rcs +7,05% e Mediaset +5,16%. Ritorna «gradualmente» alla normalità anche la situazione del finanziamento del settore bancario europeo, dopo i piani di emergenza conseguenti alla crisi finanziaria culminata col fallimento di Lehman Brothers. «Ci sono indicatori incoraggianti», ha commentato il commissario Ue agli Affari monetari ed economici, Joaquin Almunia. «Il settore bancario sta tornando alle normali condizioni di mercato per quanto riguarda le forme di finanziamento. Mentre la situazione resta fragile, è cruciale per tutta l’economia che le banche non restino dipendenti dagli aiuti di stato più a lungo del periodo strettamente necessario». La Commissione Ue ha «autorizzato» aiuti di stato per 4.131 miliardi di euro. Di questi, i tre quarti, pari a 3.149 miliardi, sono garanzie messe a disposizione da 19 stati membri di cui 2747 miliardi approvati in forma di regime, altri 402,8 miliardi sotto forma di misure ad hoc per banche individuali. «Dell’insieme delle garanzie, la parte veramente utilizzata è pari sa 993,6 miliardi», ha riferito Almunia. Ci sono Paesi, come Finlandia, Polonia e Slovacchia, che pur avendo introdotto un regime di garanzie non l’hanno mai usato. Altri - è il caso di Italia, Francia e Gran Bretagna - che hanno già concluso i loro programmi nazionali di garanzie e che hanno deciso di non prolungarli.
Intanto, gli Stati Uniti e la Germania concordano sulla necessità di rafforzare le regole per i mercati finanziari. Lo ha detto ieri a Berlino il segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, durante una conferenza stampa congiunta con il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. Servono regole «più stringenti» sul debito e sul capitale, ha detto Geithner, il quale ha giudicato positivamente il lavoro della Germania in questo campo. Gli Stati Uniti, ha inoltre sottolineato, sono favorevoli a un «approccio globale» per far fronte alla crisi.

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