Bossi in prima fila all’X Factor del dialetto: «Qui vince il migliore»

Per una sera, se invece che lumbàrd fosse partenopeo, direbbe: scurdàmmoce o’ passato. In fondo, sempre dialetto è. E infatti il senatur Umberto Bossi si prende una serata di relax lasciandosi alle spalle un rognoso consiglio dei ministri - quello della «Banca del Sud» - e fa il suo ingresso al teatro Dal Verme per presenziare alla serata inaugurale di «Id&m-Identità e Musica», festival lanciato dall’Assessore lombardo alla Cultura, che ai dialetti «di tutt’Italia» dedica un concorso per gruppi emergenti. Dalla rassegna, una sorta di X-Factor vernacolare coordinata dal suggello di Davide Van De Sfross, dovrebbero emergere le future star di marca regionale. «Se saranno famosi? È difficile dirlo -commenta Bossi- Chi dimostrerà di aver talento emergerà e vorrà dire che ha avuto ragione a seguirci, altrimenti...». Altrimenti nisba perchè, fa capire, qui le raccomandazioni capitoline non valgono. Il senatùr ha fretta di ascoltare i gruppi e s’accomoda in prima fila tra le poltrone vellutate, scrutando il palcoscenico su cui si alterneranno, dalle sei a notte fonda, le dodici band selezionate dal Davidone lombardo. «Qui vogliamo dare spazi alla musica e alla cultura -dice Bossi- oltre che recuperare i dialetti, la grande risorsa del territorio». Una battaglia al calor bianco, quella del Dal Verme, da cui sopravviveranno solo due gruppi che avranno il premio di suonare il 7 e l’8 Novembre agli Arcimboldi al fianco dei grandi della musica nazionale: da De Gregori a Ruggeri, dalla napoletana De Sio ai sardi Tazenda, tutti pionieri o figli prodighi della canzone «in lingua» a cui ha aderito anche il cantore di Samarcanda, ricordatosi in extremis di conoscere il romanesco. Bossi ascolta le schitarrate e ogni tanto guarda l’ora. Forse è già arrivata quella della globalizzazione dei dialetti.
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