Braccino corto? Vista lunga

(...) meno interessante e più opinabile fra quelli affrontati ieri da Garrone.
La ciccia sta altrove. La ciccia, ad esempio, sta nel fatto che proprio ieri si è celebrata l’assemblea dell’associazione industriali e fa specie vedere il candidato sconfitto a Genova lo scorso anno e fortemente appoggiato da Garrone, Vittorio Malacalza, scalare con i suoi figli Davide e Mattia Camfin e Gpi, le casseforti della Pirelli. È come avere Maradona (non Cassano, caro Duccio), e non convocarlo ai mondiali: ai confini della realtà. Eppure a Genova è successo. E Malacalza oggi ci sorride con ironia: «Le cose a Genova risultano sempre complicate, non so perchè. A Milano sembra tutto più facile» (al Secolo XIX). E ancora: «Genova non ci vuole. Ma il bello deve ancora venire» (a Mimmo Angeli sul Corriere mercantile).
Insomma, allora Garrone aveva tutte le ragioni del mondo. Così come ha tutte le ragioni del mondo quando minaccia di abbandonare il consiglio di amministrazione del Carlo Felice come anticipato dal Giornale nei giorni scorsi e ufficializzato ieri da Duccio a La Repubblica-Il lavoro. Senza una vera svolta che faccia del teatro un’azienda, tenere aperto il Carlo Felice è un lusso inutile, costoso e sbagliato.
Mica finita. Duccio ha ragione anche e soprattutto quando rischia in prima persona. La Fondazione Edoardo Garrone è l’istituzione culturale più viva della nostra città e, da quando è arrivato a gestirla Paolo Corradi ha fatto il salto di qualità, anche grazie alla triangolazione con i milanesi della Fondazione Pirelli e con i torinesi della Fondazione Agnelli. Un segno su tutti: Genova, fra le tre, dovrebbe essere la parente povera, la fondazione che si aggrega ai colossi. E invece, se si fa il confronto, ne esce come la più viva, la più ricca di idee, la più nuova. È chiaro che (purtroppo) non è l’immagine della città. È chiaro che è merito di Garrone. Però, nel frattempo, prendiamo su e portiamo a casa.
Il programma prossimo venturo parla di un ulteriore allargamento delle attività con l’Archivolto per i lunedì FEG (e un imprenditore che investe in cultura a Sampierdarena, con interlocutori del calibro di Pina Rando e Giorgio Gallione, ha capito tutto); del secondo ciclo delle lezioni di storia di Genova, dedicate al Novecento e quindi caldissime; del progetto per studiare interventi nel centro storico con la Facoltà di Architettura. Non sulla carta, belli e impossibili da realizzare, ma con tempi e costi certi. Per Genova, una rivoluzione.
E poi un corso di perfezionamento universitario in «Strategie di valorizzazione turistica delle risorse culturali del Mediterreno», che dal prossimo autunno avrà sede a Genova. Secondo me, è la ciliegina sulla torta. Qualcosa che, se ben sfruttato, può davvero segnare il futuro della nostra città.
Di Duccio i maligni dicono che abbia il braccino corto. A me piuttosto, pare che abbia la vista lunga.

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