Caccia a ventimila evasori con la casa all’estero

MilanoC’è anche una lista con ventimila nomi: quelli degli italiani che possiedono immobili all’estero. Un elenco sterminato e inedito. Le Fiamme gialle lo stanno spulciando e stanno incrociando i dati con le dichiarazioni dei redditi. Un lavoro frenetico, solo uno dei tanti filoni seguiti nella lotta all’evasione fiscale internazionale. I numeri che arrivano dal Comando generale sono impressionanti: dal 1° gennaio ad oggi sono già stati stanati mille soggetti che non pagavano le imposte dovute perché sostenevano di svolgere le loro attività o di avere la residenza in qualche Paese straniero. Falso. Le Fiamme gialle li hanno individuati e hanno già verbalizzato un’evasione record di 3,9 miliardi di euro: «Questo governo - dicono al quartier generale di viale XXI aprile - sta conducendo una campagna senza precedenti in questa direzione. Solo sul fronte estero si registra un più 170 per cento di denaro sottratto a tassazione rispetto al 2007, l’ultimo anno pieno del governo Prodi».
E poi, naturalmente, c’è la lotta ai furbi sul territorio nazionale: sono quattromila le verifiche in corso su possibili evasori. Ma è sul pacchetto di mille nomi che si registrano le scoperte più sorprendenti e clamorose, il segno di una lotta che si fa sempre più raffinata e sofisticata. I controlli compiuti hanno fatto emergere alcuni casi impressionanti. Il più clamoroso è quasi incredibile: un imprenditore cagliaritano attivo nel settore del calcestruzzo avrebbe portato oltre confine capitali per quasi 500 milioni di euro, occultando le proprie attività dietro una girandola di sigle disseminate fra Delaware (Usa), Qatar e Guinea. In realtà, secondo gli investigatori, le sue imprese e società operavano principalmente in Sardegna e quel reticolo di sedi sparse in mezzo mondo serviva solo per sfuggire al fisco.
Accanto a questo imprenditore, formalmente ancora senza nome, ecco tre nomi famosi dello sport: il ciclista Davide Rebellin, il pilota di Formula 1 Vitantonio Liuzzi e il navigatore di rally Tiziano Sivieri. I tre avevano trasferito la residenza all’estero, ma in realtà, secondo la Finanza, continuavano tranquillamente a vivere in Italia. Nel caso di Rebellin le Fiamme gialle avrebbero scoperto dettagli importantissimi che fanno a pugni con la realtà che emerge dai documenti ufficiali. Rebellin si sarebbe trasferito nel Principato di Monaco, ma la Guardia di finanza ha scoperto che si allena in Italia e non manca mai alle manifestazioni locali in un piccolo paese della Provincia di Padova. «La sua residenza non è fittizia - replica l’avvocato Federico Cecconi - Rebellin vive da anni regolarmente e svolge ogni tipo di attività, compresi gli allenamenti, fuori dal territorio italiano. Il paese sotto osservazione in Provincia di Padova è quello in cui in realtà risiedono i genitori». Certo, per il campione è un anno nero: prima il doping, ora i segugi del fisco alle calcagna.
Più o meno lo stesso scenario per Vitantonio Liuzzi, il pilota che attualmente corre con la scuderia indiana Force India al posto di Giancarlo Fisichella, appena passato alla Ferrari. Pure lui continuerebbe a vivere e operare in Italia anche se le carte dicono che il suo quartier generale adesso è a Londra. In particolare, Liuzzi avrebbe ancora forti interessi immobiliari nel nostro Paese. «Penso che debbano controllare un po’ meglio - risponde Liuzzi da Singapore, dove è impegnato nelle prove del Gran premio notturno - ho sentito cifre elevatissime che sicuramente non mi riguardano per niente. E mi dispiace tutto questo clamore: si poteva agire in altro modo, con discrezione».
La caccia va avanti e a quanto pare le Fiamme gialle fanno le cose in grande. Non c’è soltanto il classico finanziere che bussa e chiede i libri contabili. No, per combattere l’evasione si usano tutti i mezzi come in una guerra vera: «Determinante - spiegano al Comando generale - è stato per esempio l’impiego di mezzi aerei del Corpo, grazie ai quali è stato possibile scoprire ville e imbarcazioni».
Poi c’è l’attività alle frontiere: sono 1.500 i sequestri valutari effettuati per un valore di 400 milioni di euro, più i cento miliardi di dollari falsi scovati nei giorni scorsi alla Malpensa. Ma ormai i militari vanno a cercare gli evasori lontano dal nostro Paese. Ecco quindi la caccia ai mille soggetti che non avrebbero pagato il dovuto ed ecco il perché di quel minuzioso controllo sui ventimila nomi. Molti, moltissimi dovrebbero risultare in regola, ma le Fiamme gialle si aspettano anche qualche sorpresa importante di segno opposto. Insomma, è probabile che lo screening porti ad individuare altri tesori nascosti al fisco e costringa ad allungare la black list degli evasori. Le sorprese non sono finite.