Calcio

Allegri, dimissioni respinte: rivoluzione solo rimandata?

Il racconto del convulso giorno successivo al terremoto in casa Juve parla di dimissioni respinte e di chiamate per rassicurare i giocatori. Il futuro del tecnico livornese, però, dipenderà dai risultati nella seconda parte della stagione

Andrea Agnelli e Massimiliano Allegri in una foto del 2017
Andrea Agnelli e Massimiliano Allegri in una foto del 2017

Dopo il giorno dello sconcerto e del disorientamento, alla Continassa si inizia a valutare il da farsi. Ora che le figure di riferimento della dirigenza sono andate, il peso di chiudere nella maniera migliore l’ennesima stagione problematica cade ovviamente su chi è rimasto in sella: il ds Federico Cherubini ma soprattutto il tecnico, Massimiliano Allegri. Il racconto di Filippo Cornacchia, esperto di cose bianconere di Tuttosport traccia il quadro di un martedì molto complicato, iniziato col telefono bollente per rassicurare i giocatori disorientati e chiuso facendo il punto della situazione in vista del campionato di “clausura” prossimo venturo. La notizia nuova, quella che forse qualcuno si sarebbe aspettata, è che la coppia bianconera, appena ricevuta la lettera di Agnelli lunedì sera, si sarebbe affrettata a presentare le dimissioni, atto dovuto ma comunque apprezzabile. Il presidente uscente della società torinese le avrebbe rimandate al mittente, confermando la fiducia ed invitandoli a chiudere la stagione alzando al cielo almeno un trofeo. La prima preoccupazione del tecnico è stata di mettere ordine nella chat di squadra, dove le reazioni dei giocatori sparsi per il mondo erano tutte improntate allo sconcerto e alla preoccupazione per il futuro. Compito reso semplice dalla tecnologia, che consente di raggiungere in un attimo gli 11 bianconeri al Mondiale e gli altri sparsi tra Torino, le Maldive, Dubai e gli Stati Uniti. Chiaramente quello che nessuno poteva dire a chiare lettere era il vero elefante nella stanza: il terremoto societario sarà o meno il preludio a nuovi sconvolgimenti nella rosa e nel settore tecnico? Il nuovo padrone della Vecchia Signora ha voluto sgomberare il campo dai dubbi, facendo sapere che l’area sportiva resterà stabile almeno fino alla fine della stagione. Non è dato sapere cosa si siano detti Cherubini-Allegri ed i vari senatori, allarmati dalle mille voci che i soliti avvoltoi dei social avevano fatto circolare subito dopo il terremoto. I soliti bene informati riferiscono che i chiarimenti sono stati apprezzati ma da qui a spegnere le tante indiscrezioni sul futuro della guida tecnica e della rosa ce ne corre. Quello che è chiaro a tutti coloro che si occupano di Juve è che le prossime settimane saranno decisive.

Un uomo solo al comando

Se tutti si sono sforzati di mostrare come lo spirito alla Continassa sia rimasto lo stesso, è abbastanza evidente come le mosse a disposizione del tecnico e del ds non siano molte. La fiducia di Elkann, che ha addirittura aumentato le responsabilità di Allegri, non vuol dire carta bianca per rivoluzionare la rosa. Se a prendere il posto di Pavel Nedved potrebbe essere un’altra bandiera bianconera già in società, l’ex portiere Marco Storari, di soldi extra per intervenire sul mercato, a parte un improbabile aumento di capitale, neanche a parlarne. I nuovi acquisti saranno possibili solo in caso di uscite, con le voci che si addensano attorno a McKennie, le cui quotazioni sarebbero salite dopo l’ottima prestazione dei suoi Usa contro Inghilterra e Iran. Che il tecnico livornese si giochi tutto nei cinque mesi scarsi della seconda parte del campionato è evidente. Nonostante il contratto scada nel 2025, dietro il tanto fumo sparso nelle settimane scorse sul suo successore designato un po’ di fuoco deve esserci. Se la Juve continuasse la sua grande striscia di risultati in campionato e, magari, avanzasse parecchio nella poco amata Europa League, i piani per l’ennesima rifondazione bianconera sarebbero rimessi in fretta nel cassetto.

Di qui alla ripresa della Serie A continueranno a circolare le solite voci, più o meno interessate, su fantomatici pre-accordi già firmati per il ritorno-nostalgia di quell’Antonio Conte che aveva iniziato la cavalcata storica dei nove scudetti di fila o su una sterzata ancora più netta, affidandosi ad un tecnico giovane, “giochista” come Dionisi del Sassuolo. Altrettanto insistenti i mormorii sulla corte spietata che la Vecchia Signora starebbe facendo a vari ds di Serie A, da Cristiano Giuntoli del Napoli a Giovanni Carnevali del Sassuolo. C’è anche chi azzarda ipotesi ancora più fantasiose, come quella del ritorno trionfale di Giuseppe Marotta, cui certo non dispiacerebbe prendersi una clamorosa rivincita sulla banda Agnelli ed allontanarsi dalla complicata situazione in casa Inter.

Chissà se, nella cena di martedì sera tra il tecnico livornese e l’ex presidente Andrea Agnelli, si sarà parlato anche di questo. L’uscita di chi aveva voluto fortemente il suo ritorno a Torino certo lo ha privato di un alleato prezioso ma resta da capire se gli uomini scelti da John Elkann per la dirigenza avranno la voglia e le capacità per metter bocca sulla gestione tecnica. Il profilo sembra quello di gestori esperti, manager buoni per tenere la barra dritta ed affrontare il problema dei problemi, l’enorme buco di bilancio, ma a questo punto le certezze sono davvero poche. Per passare la nottata, la Juve si affida al classico uomo solo al comando. Vedremo se Massimiliano Allegri saprà approfittarne o se trovarsi in prima linea complicherà ulteriormente la gestione di uno spogliatoio non semplice.

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