«Chefine hanno fatto i gior-nalisti sportivi?», Dagospia pone la domanda, lo spunto arriva da Dubai, solito convegno di fine anno, Del Piero intervista Roberto Baggio, come era accaduto con Ambrosini a dialogare con De Rossi. Non c’è trasmissione televisiva nella quale gli ex calciatori non abbiano la prevalenza, massiccia, sui giornalisti, riguarda Sky, Dazn, Mediaset, Rai e emittenti varie, locali e nazionali.
Strano il contrappasso dantesco di una categoria, quella dei calciatori appunto, che lungo tutta la loro carriera agonistica abbia e abbiano sputato insulti, minacce contro la stampa, i cronisti, gli inviati, i direttori, con un linguaggio di disprezzo e il solito alibi ignorante «non leggo i giornali», dato evidente seguendo la loro frequentazione della lingua madre, per poi ritrovare la verginità grazie alla riverenza, si fa per dire, degli stessi insultati e minacciati, pronti a cedere la poltrona e il posto in tivvù, non certamente nelle redazioni dei quotidiani, siti questi nei quali dovrebbe essere indispensabile la conoscenza della sintassi, della consecutio, l’uso dei congiuntivi, una base di conoscenza storica, elementi rarissimi nella ciurma di cui sopra.
Difesa della casta? Può darsi, una cosa è certa: soltanto il settore calcio registra l’invasione di ex atleti di qualunque tipo, nel tennis intervengono figure autorevoli ed illustri, lo stesso nell’automobilismo e nel motociclismo, idem per pallacanestro e pallavolo e pugilato e sport olimpici; nel football no, vale tutto, antichi e/o dimenticati “rincalzi”, noti per retrocessioni o stagioni anonime, vengono ingaggiati e ben pagati per spiegare il quattrotretre al colto e all’inclita, poi ci sono quelli più noti che si esibiscono su piattaforme “private” sparando la qualunque, di nuovo contro i giornalisti, ritenendosi depositari del verbo tecnico, tattico, etico, un po’ meno di quello grammaticale ma è un dettaglio, un asterisco, trattasi di bordocampisti dello Zingarelli (non Nicholas attaccante del Taranto ma Nicola, filologo, letterario autore del dizionario della lingua italiana). La farsa continua, anzi si replica.