È un disastro annunciato, al netto del pazzesco finale. Dopo meno di mezz'ora è già tutto chiaro, deciso, inevitabile. L'Atalanta, col suo tridente d'attacco, passeggia su quel che resta di un Milan sparito negli ultimi tempi dal campionato e comodamente per due volte guadagna il vantaggio grazie alla stoccata di Ederson prima e al facile uno-due chiuso da Zappacosta poi. Della famosa organizzazione difensiva rossonera, il vituperato blocco basso che consentì di collezionare 24 risultati utili consecutivi, non c'è più traccia. Si entra come nel butto fuso, da destra e da sinistra, mentre in avanti per esempio Gimenez non tiene un solo pallone e Leao scivola al primo tentativo di dribbling. A dire il vero proprio a Leao (ammonito, salterà il Genoa) e a Saelemaekers, dopo il palo scheggiato da Rabiot in apertura (è anche questo un segnale), capitano le due golose occasioni per riaprire la sfida prima dell'intervallo. E così alla dura contestazione organizzata nei confronti dell'ad Giorgio Furlani (GF OUT la scritta in curva sud), si aggiungono i fischi dei 75 mila di San Siro, il morale sotto i tacchetti e il traguardo della Champions molto più lontano dopo il successo della Roma a Parma.
I cambi effettuati da Allegri (prima Nkunku al posto di Loftus Cheek, poi Fofana, Fullkrug e Athekame al posto di Leao, Gimenez e De Winter) durante la seconda frazione hanno contribuito a rendere ancora più fragile il team e improvvisato il copione tattico così da consentire a Raspadori di cogliere la prima occasione utile per firmare il terzo gol. A quel punto la curva sud abbandona, lo stadio invoca Paolo Maldini e la scena rappresenta in qualche modo i titoli di coda di una stagione, partita con qualche ambizione eccessiva rispetto alla cifra tecnica del gruppo ma che si avvia alla malinconica conclusione perdendo tutto quello che di buono e di utile è stato costruito nei primi mesi della stagione. A questo punto nessuno può tirarsi indietro dalle responsabilità, a cominciare dal management del club (quelle voci sui cambi in vista di Tare più il tecnico in panchina) per finire ad Allegri e al suo preparatore atletico. È vero che restano ancora due partite da giocare (Genoa fuori e Cagliari in casa) per raggiungere i 6 punti potenziali che servirebbero a recuperare la Champions ma in queste condizioni pietose il Milan rischia di arrivare addirittura dietro Roma e Como. Ha perso quasi tutto, anche l'anima dopo la serata di ieri.
L'unico della compagnia a non arrendersi è stato Pavlovic: ha messo la firma sul quinto sigillo stagionale. Il rigore di Nkunku ha reso meno pesante il verdetto, Gabbia di testa ha sfiorato il clamoroso 3 a 3. Pesantissimo invece il bilancio dei gialli. Saelemakers ed Estupinan ammoniti salteranno Genoa con Leao.