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Un derby... a distanza

Pesano i dieci punti del Milan dall’Inter che non perde dall’ultima stracittadina. Allegri si affida ai piedi di Leao e Pulisic. Vietato sbagliare: il Napoli è addosso

Un derby... a distanza
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Dal derby di andata (23 novembre 2025), l’Inter non ha più perso in campionato. Ha collezionato una preziosa collana di successi più un pareggio eccellente (a San Siro col Napoli). Anche per questo motivo il Milan si ritrova nelle identiche condizioni conosciute nelle ore che scandirono l’arrivo di quella sfida decisa dal tocco felpato di Pulisic e dalla prodezza di Maignan sul rigore di Cahlanoglu.
Sul tavolo, le carte - secondo il metodo caro a Gianni Brera - parlano in modo chiarissimo a favore dei neroazzurri che, come sostiene Allegri, possono fare gol con chiunque e in qualsiasi modo. In particolare sui calci piazzati: ed è qui che devono aumentare attenzione e tempismo da parte dei delegati rossoneri i quali devono rinunciare a Gabbia e schierare Bartesaghi in panchina.
Ed è proprio sul fianco difensivo sinistro, dove possono arrivare prima Luis Henrique e poi Dumfries, che il Milan teme per la presenza di Estupinan fin qui mai salito di livello e di rendimento. Allegri è stato abile nello “sminare” il caso Bastoni («si aspetta fischi per lui?» la domanda; «mi aspetto che i tifosi aiutino noi» la risposta) e nel ripetere ciò che i suoi più fidati amici gli sentono dire («al Milan mi trovo bene») così disinnescando la suggestione madridista.
La verità è che, al contrario di ciò che accadde all’andata, gli unici a rischiare in questo derby sono proprio i milanisti per una osservazione molto elementare.
Dopo il successo del Como a Cagliari e quello ancor più allarmante del Napoli sul Toro salito a meno uno, in caso di sconfitta il secondo posto diventerebbe non più sicuro ma in balia delle prossime sfide che prevedono tra l’altro un viaggio trappola all’Olimpico con la Lazio. Ecco perché il Milan ha bisogno di una coppia-gol, Leao e Pulisic, dalla mira chirurgica. L’americano fa cilecca da fine dicembre: chissà che il saluto di Cardinale non gli abbia sistemato il mirino. Leao ha numeri promettenti ma sbagliare gol come a Cremona è un lusso che non può più permettersi. Il derby, stasera come allora, è nelle loro mani, anzi nei loro piedi.
I fischi a Bastoni? Tifosi pensino a sostenere noi.
Il mio futuro?
Questa sfida, restiamo sul presente La certezza è Pio Esposito. L’incognita è Thuram, che ieri non si è allenato per la febbre.
La curiosità è che se al suo posto giocherà Bonny, sarebbe la prima volta dell’Inter con l’attacco baby dall’inizio, senza cioè traccia della ThuLa. È Chivu stesso che boccia la formula di Como, con una sola punta e il centrocampo più ricco. «Si può fare, l’avevamo già fatto a partita in corso, ma serve tempo per affinare i meccanismi». Si decide al risveglio di Thuram, se sta bene gioca lui. In mezzo invece decide Chivu. «Calhanoglu ha fatto un’ora a Como, è a disposizione», va in panchina, titolare Mkhitaryan.
Tutto il resto è definito, compreso ovviamente Bastoni, atteso da un’altra serata un po’ più complicata della norma, anche se in trasferta, i fischi, norma sono destinati a diventarla. «Sono cose che non possiamo controllare, sono la conseguenza di quanto accaduto e durerà ancora per un po’», ammette Chivu, che poi aggiunge: «Alessandro è una persona forte, matura e sa quanto i suoi compagni hanno bisogno di lui, per cui ripeterà le ottime partite giocate a Lecce e Como».
Da un derby all’altro: 15 partite e 14 vittorie e nel frattempo 11 punti in più del Milan. «La svolta però è stata la precedente sconfitta contro il Napoli. Già lì la squadra aveva capito come fare, cosa serviva. Il resto è stato conseguenza. Oggi il gruppo è consapevole della sua forza». La classifica è importante, ma il derby lo è di più.
Due anni senza vittorie pesano un po’ su tutti, non solo sui tifosi.
All’Inter andrebbero bene 2 risultati su 3 (e molti pensano anche tutti e 3...), ma non per questo non proverà a vincere. «Non possiamo tradire il nostro gioco e le nostre convinzioni, quindi non saremo speculativi o conservativi».


Rispetto per il Milan («è una squadra forte, bisognerà capire come ci affronterà: all’andata nel primo tempo ci ha costretti a stare bassi») e ammirazione per Allegri: «Possiamo solo imparare da lui, come persona e come allenatore. Mi fa piacere avere a che fare con gente che capisce di calcio. Ha tanto da trasmettere agli altri».

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