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Inter, missione compiuta. E adesso i campioni d’Italia vogliono vedere doppio: prossima fermata Coppa Italia

Thuram a fine primo tempo e Mkhitaryan all’80’ consegnano a Chivu il titolo al primo tentativo. Passerella Lautaro

Inter, missione compiuta. E adesso i campioni d’Italia vogliono vedere doppio: prossima fermata Coppa Italia
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La festa scoppia alla fine, alle 22.39, ma parte già prima che la partita cominci. Nessuno dubita mai che l'Inter rimandi l'appuntamento col suo 21° scudetto, anche se serve tutto un tempo per trovare un buco nel muro che il Parma alza davanti al suo portiere. E del resto, al fischio d'inizio, con lo zero-a-zero di partenza, l'Inter è già campione. Per cui attacca, sì. Comanda e schiaccia il Parma, ma lo fa con calma, senza affanno e senza fretta, nonostante a un certo punto Chivu a bordo campo chieda platealmente di alzare il ritmo e velocizzare il giro-palla. Un colpo dopo l'altro, aspettando di sbrecciare quel muro, cioè la linea di difesa a 5 e il centrocampo infoltito dai presunti attaccanti Strefezza e Pellegrino, uno bravo, che in una squadra con un gioco più offensivo avrebbe segnato il doppio dei gol.

Traversa di Barella e saetta di Dumfries murata dal petto di Ndiaye: il primo tempo dell'Inter sarebbe tutto qui, se Marcus Thuram non ci mettesse un'altra volta una pezza a pochi istanti dal riposo, come col Como (e come Calhanoglu con la Roma). Geniale l'imbucata di Zielinski, perfetto il piatto destro del francese, al quarto gol in 4 partite contro la squadra della città in cui è nato. In stagione sono già 18, in campionato 13, di cui 6 nelle ultime 5 partite. Era dai tempi di Vieri (stagione 2002-03) che un interista non segnava 5 volte di fila. Bobo arrivò a 7, Thuram fa ancora in tempo a superarlo.

Sbloccato il risultato, tenuto il Parma sempre distante dall'area di Sommer (al 16esimo clean sheet del campionato), fatto salvo un gol segnato da Elphege in fuorigioco, il secondo tempo diventa la lunga attesa della fine. E Chivu ovviamente non si scorda di lanciare in passerella anche Lautaro, in avvio tenuto prudenzialmente a riposo, l'obiettivo è averlo pronto per la finale con la Lazio. Dentro il Toro (con Mkhitaryan e Carlos Augusto), fuori Thuram (con Zielinski e l'acclamatissimo Bastoni): la staffetta della ThuLa, che dopo il gol segnato da Thuram fanno adesso coppia anche al comando della classifica dei cannonieri. In fin dei conti è conseguenza naturale del campionato nerazzurro, vinto con l'attacco e la differenza reti largamente migliore di tutti, nonostante ci siano (a oggi) squadre che hanno incassato meno gol dell'Inter.

Il raddoppio di Mkhitaryan, ispirato da Lautaro, serve più per le statistiche che per la storia, anche se potrebbe essere l'ultimo segnato in nerazzurro dall'armeno, in scadenza di contratto. «Questione arbitri? Siamo tranquillissimi e sappiamo di avere sempre agito con la massima correttezza», dice Marotta, al decimo scudetto della carriera fra Torino e Milano, ma al primo vinto da presidente. Dieci giorni dopo che tutto è cominciato e col poco finora emerso, non c'è tifoso nerazzurro che abbia tempo e voglia di pensarci. È il momento della (prima) festa, tutti in campo per le fotografie nel tripudio dello stadio. Giocatori e Chivu sotto la curva. Tifosi in estasi.

Giocatori sotto la curva, Chivu fila rapidamente negli spogliatoi, quasi a lasciare spazio ai suoi ragazzi. Ma poi torna in campo per i fuochi d'artificio, ci sono anche quelli. Manca solo la coppa dello scudetto, quella arriverà fra 2 settimane, contro il Verona. E sarà di nuovo festa. L'Inter torna a comandare.

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