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Iran, doccia fredda: la FIFA respinge le pretese del ministro, Mondiali sempre più lontani

Il presidente messicano Claudia Sheinbaum ha anticipato le decisioni della federazione: a questo punto, a meno che non cambi qualcosa, resta in piedi solo la possibilità del forfait

Fermo immagine da video pagina Youtube AFC
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Si attendeva solo la risposta della FIFA all’aut aut imposto dall’Iran per comprendere il destino della nazionale ai prossimi Mondiali di calcio: a quanto pare, stando a ciò che nelle scorse ore ha rivelato il presidente messicano Claudia Sheinbaum, la federazione non ha dato il via libera al cambio di sede richiesto dal ministro dello Sport.

Impossibile, arrivati a meno di due mesi dall’inizio della competizione, programmare uno spostamento delle tre partite di qualificazione alla fase a eliminazione diretta dagli Stati Uniti al Messico, per cui non resta alcun margine di trattativa tra le due parti. Nel caso in cui volessero disputare il torneo, occupando la casella del tabellone che spetta loro di diritto in quanto conquistata sul campo con le qualificazioni, gli iraniani sarebbero costretti a rispettare il calendario già stabilito dalla FIFA. Le gare che l’Iran dovrà disputare, ormai già da tempo assegnate alle città che ospiteranno i Mondiali, sono le seguenti:

Iran Nuova Zelanda: in programma alle ore 03.00 italiane del 16 giungo 2026 presso il Los Angeles Stadium (SoFi Stadium), Inglewood;

Belgio-Iran: in programma alle ore 21.00 italiane del 21 giungo 2026 presso il Los Angeles Stadium (SoFi Stadium), Inglewood;

Egitto–Iran, in programma alle ore 05.00 del 27 giugno 2026 presso il Seattle Stadium (Lumen Field), Seattle.

Come accennato è stata Claudia Sheinbaum a rivelare in anteprima la decisione presa dalla federazione, in quanto presidente del Paese che sarebbe stato direttamente coinvolto nel cambio di sede richiesto dal governo iraniano. "Alla fine la FIFA ha deciso che le partite non possono essere spostate dalle sedi originarie", ha dichiarato il capo dello stato messicano, spiegando che ciò avrebbe comportato “uno sforzo logistico enorme". Se l’Iran restasse fermo sulle proprie posizioni, quindi, l’unica soluzione sarebbe quella di dare forfait.

“La nostra richiesta alla FIFA di spostare le partite dell'Iran dagli Stati Uniti al Messico è ancora valida, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta”, aveva dichiarato nei giorni scorsi il ministro Donyamali, “se la richiesta verrà accolta, la partecipazione dell'Iran ai Mondiali sarà confermata”. Le condizioni per giocare in sicurezza non sussisterebbero, stando a quanto precisato nella stessa intervista: “In qualità di Ministro dello Sport, e in collaborazione con la Federazione calcistica iraniana, manterremo la nazionale in perfetta forma per i Mondiali. Tuttavia, la decisione finale spetterà al Consiglio dei Ministri”, aveva aggiunto Donyamali, “secondo i regolamenti FIFA, la sicurezza deve essere garantita nel Paese interessato, ma i Mondiali inizieranno presto ed è dubbio ottenere garanzie durante questo periodo”.

Cosa accadrà ora? L’Italia continua a sperare nel ripescaggio per ranking, essendo la prima delle compagini escluse ai prossimi Mondiali, tanto nel caso in cui si trattasse di una scelta diretta quanto di una che presuppone la composizione di un mini-torneo a cui prenderebbero parte le nazionali più in alto nella medesima classifica che non sono state in grado di superare lo scoglio delle qualificazioni. Nonostante che le voci di questo “Super Playoff”, da disputare sempre negli States poco prima dell’inizio dei Mondiali, si siano fatte sempre più insistenti, questa appare ancora un’ipotesi remota, almeno fino al momento in cui la FIFA non darà qualche segnale. Il tutto, come da regolamento, al massimo entro un mese dal via al torneo, che scatterà l’11 giugno.

Al momento resta più probabile che la scelta ricada su un’altra squadra asiatica, che andrebbe così a riempire la casella lasciata vuota dall’Iran: i posti che spettano di diritto all’AFC sono 8, a cui si aggiunge quello del playoff conquistato dall'Iraq sul

campo contro la Bolivia. Gli azzurri avrebbero speranza solo se a rinunciare fosse una squadra europea (all’UEFA spettano 16 posti). Tutto resta in bilico, in attesa di una presa di posizione ufficiale della federazione.

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