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L’Inter ha meritato di vincere ma le altre hanno sbagliato di tutto e di più

Sul fatto che i nerazzurri abbiano meritato lo scudetto numero 21 non ci piove ma l’undici di Chivu ha beneficiato dei passi falsi delle rivali, che hanno sprecato le tante vittorie negli scontri diretti

L’Inter ha meritato di vincere ma le altre hanno sbagliato di tutto e di più

Una delle costanti immutabili del calcio è che ogni volta che una squadra vince un campionato, i tifosi delle rivali si mettono a fare le pulci ai campioni. Per ognuno che punta il dito sulla sfortuna, ce ne sono altri che parlano di inciuci, di magheggi, dei soliti arbitri “amici” e chi più ne ha più ne metta. Alla fine della fiera, nessuno può mettere in dubbio che l’Inter di Cristian Chivu, nonostante lo scetticismo dell’estate scorsa, ha dimostrato di reggere meglio il peso delle aspettative. I nerazzurri non hanno rubato niente ma, allo stesso tempo, sono stati in grado di approfittare di una serie di passi falsi delle altre grandi che hanno dato una mano alla Beneamata. Vediamo, quindi, quali sono stati gli errori che hanno impedito a Napoli, Milan e Juventus di lottare fino alla fine per lo scudetto.

Napoli, maledetti infortuni

Considerato il trionfo dell’ultima stagione e gli investimenti consistenti operati dalla società campana nel mercato estivo, pochi analisti dubitavano che il Napoli di Antonio Conte sarebbe ancora stato il favorito per la vittoria finale. Invece di fare un ulteriore passo avanti e trasformarsi in una schiacciasassi, il Napoli ha iniziato a perdere punti per strada, soffrendo parecchio gli impegni in Champions. Con il cammino europeo concluso con l'umiliante eliminazione ai gironi, sono iniziati a venire al pettine i tanti nodi di un mercato sicuramente non indovinato. La scommessa su Lorenzo Lucca come vice-Lukaku è stata un flop clamoroso, tanto da condurre al suo addio nella sessione invernale, come quello della meteora Noa Lang, che sembra essersi ritrovato al Galatasaray. Molto più positivo il bilancio del mercato di riparazione, visto che sia Giovane che Alisson Santos hanno contribuito non poco alla rinascita dei partenopei nel girone di ritorno.

Considerato come alcuni arrivi, da Milinkovic-Savic agli incostanti Beukema e Gutierrez, non abbiano affatto sfigurato, buona parte del fallimento della stagione del Napoli è dovuto alla micidiale combinazione di infortuni e assenze per la Coppa d’Africa che sono costate ai campani un’infinità di punti. Quando devi fare a meno dei punti di riferimento in avanti e sulla mediana (Lukaku e De Bruyne) e ti trovi spesso e volentieri con l’infermeria talmente piena da dover schierare formazioni sempre più sperimentali, difficile fare miracoli. Sicuramente sia il tecnico che la dirigenza avrebbero potuto gestire il lato psicologico in maniera migliore ed evitare che gli attriti con Lukaku portassero alla rottura ma nessuna squadra sarebbe stata in grado di reggere il confronto con l’Inter dopo così tanti infortuni. Il secondo posto sempre più vicino e la qualificazione alla Champions sono un bottino troppo magro per un club ambizioso come il Napoli ma, tra le varie rivali dei nerazzurri, i campani sono quelli con meno recriminazioni. Con l’intera rosa a disposizione, l’undici di Conte si è dimostrato in grado di battersi ad armi pari con chiunque, Inter compresa.

Milan, dall’illusione all’incubo

Quando i colpi di mercato più importanti sono l’allenatore ed una superstar che sta per compiere 40 anni, difficile farsi troppe illusioni. L’umore del popolo rossonero dopo la fine del mercato estivo tendeva alla tempesta: considerato gli addii di alcuni dei giocatori chiave della rosa, da Reijnders a Theo Hernandez fino a Thiaw e Kalulu, la tifoseria del Diavolo si sarebbe aspettata ben altri colpi in entrata. La sconfitta al debutto contro la neopromossa Cremonese sembrava confermare le previsioni più fosche e, invece, l’undici di Allegri inizia una striscia di risultati utili davvero impressionante. Pulisic gioca a livelli visti raramente a San Siro, lo stesso Rafael Leao, croce e delizia dei tifosi, se non segna crea assist per i compagni, portando sempre acqua al mulino rossonero. La difesa ritorna granitica, con grossi passi avanti da parte di Gabbia e Bartesaghi mentre a centrocampo, oltre alla classe infinita di Modric, detta legge un campione del tutto recuperato come Rabiot. Domenica dopo domenica e specialmente dopo la vittoria di misura nel derby, qualcuno a Milanello inizia a credere che il miracolo sia possibile.

Se la mancanza dell’Europa ha sicuramente contribuito, trovarsi a combattere contro Napoli ed Inter per il titolo è stata forse la cosa peggiore che sarebbe potuta capitare al Milan. Fino a quando le vittorie, spesso di “corto muso” arrivavano con regolarità, tutti i problemi di una rosa oggettivamente inferiore a quella delle rivali finivano sotto il tappeto. Le cose sono cambiate parecchio quando la pubalgia ha frenato Pulisic e Leao è stato costretto dagli infortuni a saltare parecchie partite. Se il carisma e la classe di Modric hanno spesso fatto la differenza, a tradire Allegri sono state quelle seconde linee, specialmente i nuovi arrivi, “venduti” in estate come campioni. Estupinan, a parte il miracolo nel derby di ritorno, ha spesso deluso, la telenovela del mercato Jashari ha saltato quasi tutta la stagione per infortunio e gli stessi De Winter ed Athekame non sono stati esenti da critiche. La mancanza di un centravanti vero, con Gimenez infortunato e Füllkrug incapace di adattarsi al calcio allegriano, ha dato il colpo di grazia alla stagione rossonera. Il Milan non segna più, prende parecchi gol e rischia di rovinare quanto di buono fatto finora. Dall’illusione dello scudetto all’incubo di un’altra stagione senza l’Europa che conta.

Juventus, troppi errori sul mercato

Per una società che ha trasformato la battuta di Giampiero Boniperti, “non è importante vincere, è l’unica cosa che conta” in una filosofia di vita, un’altra stagione passata con la bacheca chiusa è difficile da digerire. A rendere la delusione della tifoseria bianconera ancora più cocente è il fatto che questo campionato era iniziato sotto auspici del tutto diversi ed un certo ottimismo. Se la permanenza del “traghettatore” Tudor alla Continassa non aveva convinto molti, i tanti colpi arrivati nel mercato estivo sembravano in grado di fornire alla rosa della Vecchia Signora quella profondità che era, forse, stata il suo tallone d’Achille nelle ultime stagioni. Per risolvere la telenovela del rinnovo di Vlahovic, la società aveva deciso di puntare prima su Jonathan David, poi su Lois Openda, due attaccanti che a Lille e Lipsia avevano fatto vedere cose egregie. Ancora più importante in prospettiva la conferma di Conceiçao e l’arrivo di un giovane di belle speranze come Zhegrova, a cui si chiedeva maggiore fantasia e alternative ai lanci di Locatelli e alle sfuriate di Yildiz sulla fascia. Di Gregorio, Kalulu e Kelly erano visti, invece, come mosse per rendere la retroguardia più affidabile, specialmente vista la lunga assenza del pilastro Bremer.

Invece di fare il tanto sospirato salto di qualità, la stagione bianconera inizia come peggio non ci si sarebbe potuti aspettare. I metodi di Tudor vanno poco a genio sia alla rosa che alla società, tanto da condurre all’allontanamento del tecnico, cosa non comune per il club piemontese. L’arrivo di Spalletti ha segnato un cambio di passo importante, con la rincorsa alla Champions che, giornata dopo giornata, sembrava sempre più possibile. Nessuno, però, pensava davvero che la Vecchia Signora sarebbe stata in grado di rientrare nella lotta per lo scudetto. Una volta agganciato il treno dell’Europa che conta, sono tornati a galla i tanti problemi psicologici, una fragilità inspiegabile che, spesso, è costata punti pesanti all’undici di Spalletti.

Alla fine, però, neanche un vecchio marpione come il tecnico di Certaldo è riuscito a risolvere il problema di fondo: una rosa costruita male, frutto di troppe scommesse perse, con giocatori sfiduciati e spesso costretti a giocare fuori posizione. L’arrivo di Holm e Boga nel mercato di riparazione ha dato sicuramente una mano ma non poteva bastare a rimettere in sesto l’ennesima stagione disgraziata.

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