Calcio

Lautaro Martinez, leader della grande cavalcata tricolore dell’Inter

Oltre al suo ruolo di capocannoniere, il capitano dell'Inter ha saputo serrare i ranghi nei momenti difficili ed infondere la mentalità giusta al gruppo, comportandosi da vero trascinatore

Lautaro, leader della grande cavalcata tricolore dell’Inter
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Anche se è profondamente ingiusto, ogni grande impresa ha bisogno per forza di avere un padrone. Le discussioni già in corso sicuramente divideranno a lungo la tifoseria interista ma difficile affermare che lo scudetto della seconda stella sarebbe arrivato senza il contributo del capitano Lautaro Martinez. Molti si limiteranno a contare il numero di gol segnati dal campione del mondo ma, in realtà, l’apporto del capitano alla banda Inzaghi è stato molto più complesso, tanto da renderlo fondamentale anche quando non riusciva a gonfiare la rete. Senza la sua leadership e la sua capacità di tenere compatto il gruppo nei momenti più complessi, la cavalcata della Beneamata sarebbe stata molto più difficile.

Trascinatore e capocannoniere

La legge immutabile del calcio dice che ogni attaccante finisce con l’entrare in crisi se non riesce a segnare almeno ogni due partite. Il caso di Lautaro Martinez, evidentemente, è l’eccezione che conferma la regola. Il capitano nerazzurro, infatti, non segna in Serie A dallo scorso febbraio, quando contribuì alla vittoria casalinga contro l’Atalanta ma Inzaghi raramente fa a meno del suo aiuto in campo. I suoi 23 gol segnati lo rendono comunque il capocannoniere dei meneghini ma, in realtà, quello che lo rende davvero insostituibile è il suo ruolo di trascinatore dentro e fuori dal campo. Una delle ragioni che hanno convinto la società ad affidargli la fascia da capitano è la sua capacità di rendere più coeso il gruppo, di essere sempre il leader, specialmente quando le cose non vanno per il verso giusto. La fascia che l’ha reso il quinto capitano argentino della Beneamata è stata solo la ciliegina sulla torta.

Lautaro Martinez Inter Napoli dribbling

Lautaro non è mai stato un attaccante totalizzante, uno come Cristiano Ronaldo, che pretende di ricevere sempre il pallone per aumentare i suoi record. Spesso e volentieri, come quando ad Udine ha lasciato l’incarico di battere il rigore al cecchino Calhanoglu, ha dimostrato coi fatti di tenere più alla squadra che alla gloria personale. Sono questi dettagli che, col tempo, hanno rafforzato la sua presa sullo spogliatoio e dato peso ulteriore alle sue parole. Quando, di fronte alle telecamere, si scagliò contro la poca cattiveria agonistica dei suoi compagni di squadra, non si trattava della reazione stizzita di una prima donna ma del richiamo rabbioso di chi non vede l’ora di cucirsi sulla maglia il primo scudetto da capitano. I gol sono sempre importanti, ovviamente, ma la squadra viene sempre prima di tutto. Il segreto del Toro, forse, è tutto qui.

Mentalità vincente

Nonostante questo, i numeri della stagione del talento di Bahia Blanca sono davvero importanti, come il suo ruolo nella storia dell’Inter. Per il terzo anno consecutivo l’argentino ha segnato più di 20 reti in campionato: prima di lui c’erano riusciti due cannonieri storici dei nerazzurri, Giuseppe Meazza per 5 volte negli anni ‘30 e Istvan Nyers per 4 negli anni a cavallo tra ‘40 e ‘50. Staccare l’ex idolo della curva Mauro Icardi e diventare l’ottavo miglior marcatore della lunga storia dell’Inter è stato un momento importante per lui, come essere l’unico dopo Christian Vieri a segnare 20 gol nelle prime 23 partite di una stagione di Serie A. Eppure, le parole nel post-partita della nette vittoria contro la Salernitana le fanno sembrare quasi una cosa secondaria. Sono molto contento: si lavora per raggiungere obiettivi di squadra, ma anche quelli personali fanno piacere. Abbiamo fatto un'ottima gara, l'approccio è stato ottimo. Abbiamo dato un segnale importante. Questa è la strada”

Lautaro Martinez Asllani Inter Genoa

Quando ha un microfono davanti, Lautaro ha gli occhi sempre puntati avanti, agli obiettivi stagionali, alle soddisfazioni da togliersi a fine stagione. Il modo per riuscirci? Rimanere sempre compatti: L'Inter deve continuare così. Dobbiamo pensare a noi stessi, passo dopo passo e andare tutti nella stessa direzione perché solo così potremo centrare i nostri obiettivi. Noi dobbiamo cercare di migliorare sempre. Ci stiamo divertendo tanto però non dobbiamo mai rilassarci, ma essere contenti. Testa bassa, pedalare e pensare sempre in grande. Sembrano parole vuote ma basta dare un’occhiata alla grinta del Toro per capire che ci crede davvero, come dovrebbe fare un grande capitano sempre e comunque.

La squadra gioca per lui

L’entusiasmo per lo storico trionfo dei nerazzurri ha fatto dire a molti che Lautaro merita di entrare nella ristretta cerchia dei cannonieri top del Vecchio Continente e, nonostante la siccità di reti da febbraio, difficile dare loro torto. Fino a quel momento, infatti, solo Harry Kane e Kylian Mbappé avevano fatto meglio dell’argentino, mentre, complici gli infortuni, centravanti celebrati come Haaland e il rinato Alvaro Morata erano alle sue spalle. Anche se è stato superato nella corsa per la Scarpa d’Oro dal sorprendente talento dello Stoccarda Serhou Guirassy, quello che rende la stagione di Lautaro diversa dalle altre va oltre alle statistiche: il fatto che i suoi gol abbiano un peso specifico importante. Ogni volta che il Toro ha gonfiato la rete, l’Inter non ha mai perso, portando a casa 13 vittorie e 2 pareggi, una percentuale davvero impressionante che lo porta al terzo posto dietro a Kane e Salah in questa classifica particolare.

Lautaro Martinez Alexis Sanchez Inter Empoli

In realtà il talento albiceleste è il vero e proprio centro di gravità dell’attacco nerazzurro, visto che quasi tutta la squadra sembra giocare per lui. A fornirgli assist per grandissima parte delle sue reti sono infatti stati undici giocatori diversi, con il sodale Marcus Thuram a mettergliene di più. Una percentuale ancora più impressionante, visto che ha segnato solo 3 rigori ma che non racconta in pieno la storia. Lautaro è decisivo anche quando non segna, visto che batte i suoi rivali bomber per palle recuperate a partita, contrasti aerei vinti, falli guadagnati mentre se la batte con Harry Kane in quanto a tasso di conversione tra tiri e gol.

Tutti numeri importanti che non sarebbero potuti esistere se non si fosse guadagnato la fiducia totale del gruppo, tornando a dare una mano al centrocampo, giocando spalle alla porta e rinunciando ad occasioni personali per supportare il gioco del collettivo. Questo è forse quello che rende davvero memorabile la stagione di Lautaro e lo rende degno di entrare nel pantheon dei più grandi a vestire la maglia dell’Inter.

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