È bastato il ritorno di Lautaro a riaccendere l’Inter. Era la speranza di Chivu e non è andata delusa. Un solo giro di orologio: primo minuto, primo tiro e primo gol. Il difficile momento della Roma (4 punti nelle ultime 5 partite) ha fatto il resto. Sarà un caso o forse no, ma la presenza del capitano ha rilanciato anche Thuram ( insieme nella foto ): 2 assist (proprio a Lautaro) e 1 gol. Inter capolista nel segno della ThuLa: a 7 partite dalla fine, lo scudetto è più vicino e se domenica passa indenne anche a Como, può partire il conto alla rovescia.
«Felice di essere tornato a lottare con i miei compagni», la dedica social alla doppietta pasquale e alla vittoria scaccia fantasmi: Lautaro è il vero simbolo dell’Inter e la sua importanza si è vista più quando non c’è stato (7 partite, appena 7 gol) di quando invece gioca. Non è un paradosso e nemmeno è una coincidenza che senza i suoi gol, da 2 anni l’Inter non batta Milan e Napoli e fatichi contro la Juventus. «Lautaro è il nostro leader, sostituirlo non è facile per nessuno», sottolinea Chivu, rinfrancato dalla prestazione più ancora che dalla classifica. La reazione c’è stata e il playoff di Zenica non ha fatto danni all’Inter. Anzi, Bastoni è uscito dal campo più forte di quando ci è entrato, rincuorato dal suo pubblico e difeso a voce alta da Marotta («un linciaggio vergognoso, resta un nostro patrimonio»), mentre Barella addirittura ha ritrovato il gol (secondo in stagione), che gli mancava da 6 mesi (5 ottobre alla Cremonese).
C’è da contare anche il gol e il recupero di Calhanoglu, un altro di quelli che non puoi sostituire senza danni e che uscendo dall’inverno s’era invece fermato per problemi fisici. Il suo destro da 35 metri ha sorpreso Svilar e permesso all’Inter di chiudere in vantaggio il primo tempo, dopo che di testa Mancini aveva ripreso la partita. Sotto di misura all’intervallo, la Roma s’è squagliata in avvio di ripresa, condannando Gasperini alla decima sconfitta nelle ultime 10 partite giocate contro l’Inter.
Chivu ha rimesso in piedi l’Inter intorno ai senatori, ragazzi che in questi anni hanno vinto e perso gli scudetti, ma che dal 2020 non sono mai scesi oltre il terzo posto in classifica (2023).
Il tecnico rumeno è ottimista e non fa nulla per nasconderlo: «La squadra ha dato grandi segni di maturità e contro la Roma ha giocato meglio il secondo tempo del primo, mentre nelle ultime partite avevamo avuto dei cali nella ripresa»: dopo una vittoria così, anche l’analisi diventa semplice.