Sottovalutateci a vostro rischio e pericolo. Questo, in estrema sintesi, è il messaggio che il Milan ha lanciato alle rivali dopo la sofferta vittoria al Sinigaglia contro il Como di Fabregas, finora mai sconfitto in campionato tra le mura amiche. Un’affermazione che prosegue una striscia di risultati utili impressionante, 19 partite, assolutamente imprevedibile dopo il tonfo casalingo con la Cremonese nella prima di campionato. Il Milan, zitto zitto, si ritrova a tre punti dall’Inter nonostante parecchi punti lasciati per strada con le “piccole” e il fatto di avere due dei suoi giocatori chiave, Pulisic e Leao, lontani dalla migliore forma. La domanda che molti si pongono è se l’undici di Massimiliano Allegri possa davvero giocarsi lo scudetto con Inter e Napoli. Vediamo come stanno le cose e perché questa Serie A potrebbe rimanere indecifrabile fino alla fine.
Nessuno è fuori dai giochi
La parola “scudetto” sembra un vero e proprio tabù a Milanello e dintorni: nonostante la classifica cortissima e l’impresa nel recupero a Como, Massimiliano Allegri mantiene lo sguardo fisso sull’unico, vero obiettivo stagionale. “Tre punti dall’Inter? Non significa niente, significa che bisogna continuare il percorso con la crescita della squadra ed essere concentrati sull’obiettivo minimo nostro che è la qualificazione in Champions”. A mantenere sul chi vive il tecnico livornese è sicuramente il fatto che i rossoneri hanno soli tre punti di vantaggio su un trio di inseguitrici niente affatto rassicurante. Alle spalle del Diavolo ci sono infatti Napoli, Roma e Juventus, tre squadre che stanno vivendo momenti di forma diversi ma che hanno tutto quel che serve per tenere il passo delle milanesi. Il Napoli di Antonio Conte è reduce da due battute d’arresto pesanti contro Verona e Parma dovute in buona parte agli infortuni che hanno costretto il tecnico a fare a meno di giocatori fondamentali come Anguissa, Neres ed i lungodegenti De Bruyne e Lukaku.

La Roma di Gasperini è un cantiere aperto dove l’ex allenatore della Dea sta provando a plasmare un gruppo di giocatori talentuosi ma inconsistenti in una squadra capace di imporre il proprio calcio ad ogni avversario. Il lavoro dei mesi scorsi sta iniziando a dare i propri frutti ma è inevitabile che, come successo in Coppa Italia contro il Torino, ci sia qualche incidente di percorso a complicare la situazione. Cosa dire, poi, della Juventus di Spalletti, lontana parente di quella timida e pasticciona della gestione Tudor? I bianconeri, da quando è arrivato l’ex ct della Nazionale, sono tutta un’altra squadra, hanno ritrovato alcuni giocatori fondamentali come Openda e David ma appaiono trasformati anche dal punto di vista psicologico, come visto nella manita rifilata alla Cremonese. Con l’Inter che, forte di una rosa ricchissima e senza grosse lacune, continua a crescere in quanto a determinazione e consapevolezza, questa lotta scudetto è ancora ben lontana dall’essere decisa e terrà sicuramente sulle spine i tifosi molto a lungo. Il Milan si avvantaggerà nelle prossime settimane dall’essere fuori dalle coppe europee ma la situazione resta ancora indecifrabile.
Fattore Allegri o solo fortuna?
I rossoneri targati Allegri sono per molti analisti un vero e proprio enigma. Come spiegare il fatto che questo Milan faccia le sue migliori prestazioni con le squadre più forti per poi rischiare imbarcate clamorose con le cosiddette “piccole”? Chi ha visto la partita contro il Como sa che il Diavolo è sembrato in balia dei terribili giovani di Fabregas per oltre un tempo e che ha trasformato in reti tre dei quattro tiri in porta ma questa sta diventando una costante dei rossoneri. Sono certo che nemmeno il tifoso più sfegatato del Milan si sarebbe aspettato alla fine del primo tempo una vittoria contro un Como apparso assolutamente dominante. Nell’intervista concessa al Corriere dello Sport, Billy Costacurta, uno che di Milan ne sa assai, parla di come Allegri possa fare la differenza in queste situazioni: “Max conosce perfettamente il calcio e i calciatori, i tempi di gioco, sa come uscire da ogni situazione, la sue squadre sono capaci di soffrire nei momenti in cui è la sofferenza a prevalere. Allegri è uno che ti dà tante tracce da seguire”. Se i tanti critici di Acciughina parlano del fattore C, della fortuna che salva sempre il suo Milan, dalla vena realizzativa di Pulisic qualche settimana fa alle parate straordinarie di Maignan che hanno tenuto a galla i rossoneri al Sinigaglia, i rossoneri sono sempre lì, capaci di soffrire a lungo per poi approfittare al meglio delle distrazioni degli avversari.

Se i “giochisti” storcono la bocca, c’è chi ricorda la stagione 1993-94, il Milan di Capello che vinse lo scudetto segnando solo 36 reti in 34 partite, con nove vittorie di “corto muso” e ben otto pareggi a reti bianche. Certo, quel Milan aveva una difesa impenetrabile e Desailly a fare filtro sulla mediana ma Allegri ha a disposizione uno come Modric che, nonostante l’età, rimane un direttore d’orchestra perfetto. Sulla carta, come dice Demetrio Albertini alla Gazzetta dello Sport, “l’Inter è la più forte ma non sempre chi è più forte poi vince lo scudetto. Il traguardo è distante, devono ancora giocare tutti contro tutti”. Costacurta non è convinto delle chance dei rossoneri: secondo lui il Milan “ha la coperta corta. Se riesce a restare compatto può fare risultato. Per caratteristiche dei suoi, soprattutto dietro, è costretto a difendere basso”. Tutto vero ma il Milan è sempre capace di mettere prestazioni straordinarie, trovando protagonisti inaspettati come il nuovo arrivato Fullkrug, decisivo col Como nonostante l’infortunio al pollice rimediato a Firenze. Nessuno sa più cosa aspettarsi dai rossoneri: quel De Winter che sembrava un flop sta crescendo partita dopo partita, Rabiot alterna partite mediocri a prestazioni devastanti e lo stesso Leao difficilmente esce dal campo senza una rete o un assist.
Una cosa è certa: questo strano, frustrante Milan è riuscito ad evitare che la fuga dell’Inter mettesse un’ipoteca sulla corsa scudetto, che potrebbe diventare una delle più emozionanti degli ultimi anni. Scusate se è poco.