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Nate per urlare: Mondiali FDC è un inno alle rivoluzioni del nostro tempo

La band fiorentina Loren lancia un brano dedicato ai Mondiali di Calcio Femminile, presentando un video che unisce i sogni delle bambine ai traguardi delle atlete: un manifesto potente ed evocativo, che parla di calcio ma anche del mondo attorno

Nate per urlare: Mondiali FDC è un inno alle rivoluzioni del nostro tempo

Siamo nate per correre, siamo nate per urlare – senza farci dire come, per farlo come ci pare. Senza chiedere permesso, senza chiedere per favore. Unite per vincere, unite per resistere”, un mantra che è un manifesto, potente ed evocativo, che parla di calcio ma anche del nostro tempo: quello di Nate per Urlare, una sfilata di voci e storie che tengono insieme i sogni delle bambine e i percorsi e i traguardi – costellati di intemperie, dalle più becere mosse dal pregiudizio alle più invadenti perché ostacoli strutturali – delle atlete.

Cinque amici, un album e la volontà di raccontare i cambiamenti sociali: questo è "Uniti" (lanciato il 9 dicembre per Garrincha Dischi) dei Loren, band fiorentina costituita nel 2018 da Francesco Mucè, Marco Ventrice, Gabriele Burroni, Dario Foschi e Richard Cocciarelli, autori del brano Mondiali FDC, acronimo per Mondiali Femminili Di Calcio, di cui “Nate per Urlare” è vera e propria intro. Una canzone “crossover tra rock, funky e dance” che parla di “come le cose cambino, anche quelle personali, e di quanto lo facciano alla svelta”, spiega Mucè in un’intervista per Cronache di Spogliatoio. “L’attenzione mediatica che c’è stata per i Mondiali femminili di calcio del 2019, e tutto quello che ne è conseguito, è di sicuro uno dei cambiamenti sociali più importanti che ci sono stati in questi anni. Mentre la nostra vita scorreva, da un anno all’altro il calcio femminile è diventato un fenomeno popolare. C’è ancora molto da fare, però oggi le donne che giocano ad alto livello sono diventate professioniste e sempre più persone si sono prese a cuore temi come la maternità e l’uguaglianza dei diritti”.

"La bellezza del calcio femminile è che si presenta come movimento e non come un singolo campione che vuole avere più degli altri, cosa che accade in quello maschile. Ha una dimensione collettiva, un’unione nel portare avanti ideali costruttivi che è una lezione anche per i musicisti. I talent ci vogliono in competizione per colpa di un mercato sempre più individualista: mors tua vita mea”, raccontano a Fulvio Paloscia su Repubblica. “Come band crediamo fortemente che certe evoluzioni sociali passino da modelli di comportamento, e le calciatrici hanno dato una scossa fortissima al sistema del professionismo sportivo”.

Un grido che unisce

Le voci sono quelle delle giocatrici di Napoli, Bologna, Venezia 1985, Atletico S. Lorenzo, HSL, Mele Toste e C.S. Lebowski. Proprio dall’incontro con quest’ultima, una realtà peculiare di società cooperativa di calcio popolare, capace di proporre un modello alternativo e diffuso di gestione in totale controllo dei propri tifosi, s’avvicina l’idea di proporre un’intro che possa fungere da collante e parlare d’un intero movimento: “Da qui è nata l’idea di fare un contenuto che andasse oltre la canzone, che potesse essere un manifesto dei valori del calcio femminile; qualcosa che emozionasse, che coinvolgesse e soprattutto che rimanesse alle calciatrici e al mondo dello sport. L’obiettivo è quello di fissare certi valori, a prescindere da noi. Alla base del nuovo disco, comunque, c’è anche un messaggio per una socialità più viva, più vera. Forse lo sport è l’unico luogo dove è rimasta, in un mondo che al contrario è sempre più disgregato e siamo sempre più soli. Quando fanno sport le persone sono connesse davvero e non in maniera virtuale”, la band. Poi, aggiungono: “Per noi lo sport è bello se i campioni sono esempi che puoi toccare, non se sono degli stramiliardari irraggiungibili”.

È la stessa società grigionera, con sede a Tavarnuzze (Firenze) – adesso in Serie C con la prima squadra femminile, guidata dall’ex viola Giulia Orlandi, vincitrice di scudetto e Coppa Italia nel 2016/17 – a ripresa del video a puntualizzare sui social: “Siamo stati felici di parteciparvi con le nostre atlete, la presidente e la scuola calcio, assieme ad atlete di varie altre squadre italiane. Perché c’è un elemento in più nel disputare un campionato femminile rispetto ad uno maschile: in comune c’è la rivalità sportiva, la lotta per un obiettivo che nel nostro caso è quello di una salvezza che sarebbe storica; ma accanto a ciò, c’è una quotidiana battaglia per la dignità e l’autodeterminazione, e non si può che combatterla insieme”.

Dite pure che le cose non stanno cambiando”, conclude il potente coro delle atlete “Noi vi aspettiamo per i Mondiali Femminili di Calcio”. Nate per urlare, nate per essere protagoniste d’una vera e propria rivoluzione.

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