I campionati Primavera una volta erano la fucina del nostro serbatoio calcistico. Oggi hanno subìto numerose trasformazioni e presentano delle criticità per come sono strutturate. I settori giovanili non devono essere composti solo da italiani, certo, ma il numero degli stranieri (dal costo più basso) andrebbe ridotto. La proposta migliore sarebbe istituire una seconda squadra per tutti i club di A: l'idea era nata affinchè i giovani potessero adattarsi al calcio dei grandi facendo un passo intermedio. Ad oggi però sono solo quattro, di cui una (il Milan Futuro) retrocessa tra i dilettanti. Troppo poco per consentire un ricambio generazionale di talenti.
Un'Under 23 o Next Gen, per usare un termine moderno, costa troppo e necessita di strutture (stadi e centri sportivi) che in Italia latitano. Tutto giusto, i club meno prestigiosi e con budget ridotti non possono permettersi 720mila euro di contributo straordinario
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partenza. Ma se ben progettata, non è una voce di pura spesa, bensì un asset che incide su mercato, ammortamenti, liste, rendimento sportivo e identità di club. Insomma un progetto industriale e non un obbligo di tendenza.