Contrordine compagni, si gioca lunedì sera. Così ha deciso il Prefetto di Roma. Ma la Lega di serie A si ribella, annuncia lotta continua, si appella al Tar, qui si fa il campionato o si muore, si scende in guerra politica, De Siervo e Simonelli attaccano prefettura e questura, accusandoli di «tendenza interventista, modificano i calendari a proprio piacimento» e si disinteressano dei tifosi. Questa è davvero bella, la Lega dello spezzatino, dei derby alla penultima e ultima giornata, si fa badante dei tifosi. La commedia scivola nella farsa, il calendario è una fisarmonica che si apre e si chiude, dipende dal musicista, gli spettatori di tale avanspettacolo sono ritenuti un popolo bue, chissenefrega delle loro esigenze. Prefetto e questore si preoccupano dell'ordine pubblico non della ola delle curve. Il governo del calcio sta facendo di tutto per allontanare il pubblico, altroché pirateria e pezzotti, qui agiscono altri filibustieri, ad esempio ci pensa la Fifa che ha moltiplicato i prezzi dei biglietti del mondiale fino a venti volte. In Italia lo spostamento del calendario, gli anticipi e i posticipi, evitano cinicamente di occuparsi dei tifosi pagatori che, ad oggi, non sanno se partire, organizzare la serata o il pranzo, sono merce scaduta.
Il calcio appartiene a chi lo gestisce, a chi lo governa, non a chi lo gioca e a chi lo paga per assistervi, la Lega di serie A non ha ancora capito di essere ormai un ente inutile considerato che oltre la metà dei proprietari dei club è straniera e quello che accade nelle riunioni di Milano può interessare loro come un documentario sull'ornitorinco. Questa vicenda conferma l'assoluta impreparazione del sistema.
Presumo che Malagò stia comprendendo in quale teatro è chiamato ad operare, Abete già ne conosce copione e attori, la campagna elettorale per la presidenza federale è lo specchio di un regime stantio. Svanita l'ipotesi malaugurata del ripescaggio della nazionale, sarebbe ora di buttare a mare tutto il resto.