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Se da oltre 30 anni marzo per il Milan è un mese maledetto

L'ex Ambrosini: "Leao dice che prima non si esce di casa? Quella volta che Costacurta..."

Se da oltre 30 anni marzo per il Milan è un mese maledetto
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A più di 48 ore dall'appuntamento di San Siro, il derby di Milano lascia scoprire strisce positive e precedenti inquietanti che galvanizzano o deprimono le opposte tifoserie. Nel caso specifico del Milan la serie prolungata di derby vinti o pareggiati è avanzata fino al numero 6 (4 successi e 2 pari) e parte dalla sera della festa interista del 22 aprile 2024 con lo scudetto della doppia stella. Da allora solo gioie. Il mese di marzo, per il derby di marca rossonera, invece è abbastanza nero. A leggere le statistiche infatti l'ultimo successo è lontano nel marzo 1994, vigilia del trionfo Champions ad Atene contro il Barcellona di Cruyff (2 a 1, gol di Massaro decisivo). Per non perdersi nella notte dei tempi irripetibili del ciclo berlusconiano, può riscaldare il cuore il precedente del novembre scorso, col sigillo di Pulisic seguito alla rasoiata di Saelemaekers con discussa respinta di Sommer sui piedi dell'americano. Ecco il primo disappunto: proprio Pulisic, decisivo in quei primi mesi di campionato, è da dicembre fermo nella classifica del gol per una borsite e per via di una mira diventata di recente degna più di Blisset. Anche le forze a disposizione di Allegri sono ridotte rispetto a quella data: Bartesaghi è in palestra, Loftus Cheek e Gimenez indisponibili. Eppure c'è chi, dal fronte opposto, Bobo Vieri per fare un nome e un cognome, si confessa stupito per la rapidità con cui «Allegri ha rimesso in sesto il Milan», poco accreditato all'inizio di stagione soprattutto per via della cifra tecnica del gruppo dal quale sono usciti tra gli altri Theo Hernandez, Reijnders, Abraham, Camarda, Jovic, Chukwueze, Musah, Walker, Kalulu, Morata, Bennacer ma è rimasto saldamente al secondo posto anche se a distanza consistente (10 punti).

Questa volta, per la prima volta, incarnando il ruolo di esperto, Rafa Leao ha dettato le linee guida per prepararsi alla settimana del derby: «Non uscire di casa» la sua raccomandazione. «Ai miei tempi ebbi il premio scudetto dimezzato perché Costacurta mi sorprese a metà settimana in un locale la sera alle 23,30» racconta Massimo Ambrosini che del Milan ha lunga militanza e oggi racconta calcio per Dazn. «Il periodo di maggiore tensione fu durante i primi anni del 2000 e coincise con le due semifinali di Champions league» rievoca. «Da allora in poi il clima si è rasserenato ma senza far calare la pressione a Milanello dove c'era chi, come Pirlo, dissimulava perfettamente, e chi invece, come Sheva, si lasciava scivolare addosso la tensione. Erano gli estremi del gruppo guidato da Paolo Maldini che è stato, anche in quelle occasioni, un fuoriclasse in tutto, tecnicamente ed emotivamente». Persino in panchina ci furono reazioni opposte.

«Zaccheroni era il più teso, Ancelotti quello più placido» racconta ancora Ambrosini. Imparagonabile al Max Allegri di oggi che è disposto a fare battute e a spegnere ogni scintilla del braciere prima di entrare a San Siro e vivere due ore con la giacca ballerina.

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