Capello e la memoria i talismani inglesi contro il panzertabù

"Fabulous" atteso al varco dopo 44 anni di delusioni. E agli italiani contro i tedeschi spesso è andata bene

Capello e la memoria i talismani inglesi contro il panzertabù

«Ragazzo le nostre vite sono cambiate, ora non saranno più le stesse». Non c’è stato mondiale in cui Bobby Charlton non abbia ricordato quella frase regalata a Jack, il fratellone. Bobby e Jack avevano appena vinto il campionato del mondo, Wembley il loro regno, la Germania spossata da un gol fantasma di Geoff Hurst, l’unico gol-non gol che abbia tenuto testa alla mano de Dios di Maradona.
Sì, cambiò la vita dei Leoni di sua Maestà. Perché da allora (1966 per chi non ricordasse) non mandarono più i tedeschi a gambe all’aria e nemmeno vinsero più un campionato del mondo. Ma stavolta hanno il talismano... che fa rima con italiano. Se i tedeschi sono diventati, nel tempo, la bestia nera dei leoncini, gli italiani conoscono i migliori antidoti per disinnescare i panzeroni. Fabio Capello come Rooney? Chissà! Uno in panca, l’altro in campo: ad ognuno i suoi gol. «Wayne non ha ancora segnato? Poco importa: in allenamento ci prende sempre. Per noi è fondamentale: per gli assist e per come gioca. Spero che adesso segni ai tedeschi», il mascellone di Fabulous s’è fatto largo, in un sorriso, per garantire sul campione. Rooney non segna dal 30 marzo, guarda caso contro una squadra tedesca, che poi era il Bayern.
Per il vero, l’italian style che conta è quello in campo, non in panca, alla faccia dei nostri disastri. Fu una débâcle proprio nel 1966 e con una nazionale di bel livello (poi vinse l’europeo ’68 e nel ’70 il suo mondiale fece epoca). Ma se la storia ama ripetersi, i Leoni di Sua Maestà potranno leggere un bel finale anche stavolta.
Dunque come non divertirsi? Luci accese a Bloemfontein, la città di sir Ronald Tolkien, commendatore dell’Ordine dell’Impero britannico, lo scrittore del «Signore degli Anelli», l’ideatore della high fantasy. La storia sa scegliere teatri e profeti. C’è da smentire la foto che ha fatto il giro del mondo: tre leoni che terrorizzano i tedeschi. E da cancellare quella battuta di Gary Lineker, dopo l’ennesima devastazione a Italia ’90, che sembra un’epigrafe: «Il calcio è uno sport che si gioca in 11 contro 11, ma alla fine vincono i tedeschi». Ma questa è una Germania diversa rispetto a quella della tradizione: meno panzer e più variegata con turchi e polacchi, un brasiliano (ma Cacau non ci sarà) e qualche africano. Germania un po’ bisbetica: ieri il ct Lowe ha trovato una scusa e non si è presentato alla stampa. Germania giovane quanto mai ai mondiali (media 25 anni), giust’appunto perché l’Inghilterra è una delle più anziane della storia (media 28 anni).
E noi, che discutiamo come polli spennati sull’importanza dell’investire nei giovani, dovremmo dare occhio ai nostri vicini calcistici: l’Inghilterra ha giocatori contati, invasa dallo tsunami straniero. La Germania ha nel suo campionato il 15 per cento di giocatori under 23, 5000 giovani fra i 12 e i 18 anni, investe circa 25 milioni di euro all’anno per le scuole giovanili ed è infinitamente meno ricca della Premier League, incassa di meno e riesce ad avere più profitti. La Germania ha vinto l’europeo under 21 e qui si è portata dietro Muller e il suo MaradOzil. L’Inghilterra, di recente, ha vinto l’europeo under 17, ma fatica a far decollare ragazzi di valore. Entrambe sono andate più avanti dall’Italia ed oggi si giocano un bel quarto di gloria. Meno strepiti e più qualità: questa è la ricetta. I tedeschi ne hanno aggiunta un’altra: nel mondiale 2006, quello di casa, sono usciti in semifinale ma hanno raggiunto il boom di nascite. Sperano di ripetersi: per incrementare i settori giovanili.

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