Capitale dei poveri: seimila i senzatetto che vivono in città

L’ALLARME Aumenta il numero degli italiani tra le persone assistite nelle mense romane

Capitale dei poveri: seimila i senzatetto che vivono in città

Sono principalmente stranieri, hanno problemi psichiatrici o di tossicodipendenza e spesso sono laureati. Sono i senza fissa dimora della capitale, un vero e proprio popolo che conta seimila anime.
Roma, purtroppo, ha il triste primato di essere la città italiana con più alto numero di homeless, come si rileva scorrendo i dati della Caritas e della Comunità di S. Egidio. Nel 60 per cento dei casi i senzatetto sono immigrati, soprattutto provenienti dall’Est, dall’Afghanistan o rifugiati politici, anche se è in aumento il numero degli italiani, tra i 40 e i 45 anni, che chiedono assistenza. Purtroppo quattromila sono costretti a dormire in strada, mille sono ospiti dei centri di accoglienza notturni del Comune e delle associazioni di volontariato e altrettanti occupano ripari di fortuna, come fabbricati fatiscenti, baracche o altro.
Il quadro che emerge dipinge una realtà disarmante. La metà degli homeless italiani, infatti, vive in strada da oltre quattro anni e il 18,7 per cento proviene da situazioni di disgregazione familiare. Ma c’è di più: moltissimi sono alcolisti, tossicodipendenti o hanno problemi psichici. Difficile tracciare quindi un vero e proprio identikit dei poveri, quasi tutti accomunati solo da storie di abbandono e disagio alle spalle. Proprio per questo il progetto «Non solo tetto», nato dalla collaborazione fra l’azienda San Camillo-Forlanini e Commercity, la città della distribuzione, cerca di abbracciare tutti. L’iniziativa, che prevede di offrire gratuitamente materiali di consumo, generi di prima necessità, coperte e capi d’abbigliamento a chi ne ha bisogno, è stata presentata ieri nella sala Belli dell’ospedale dai vertici di Commercity e dal direttore del servizio tecnico riabilitativo dell’azienda San Camillo-Forlanini, Stefano Capparucci, che ha tracciato nel dettaglio tutti i servizi territoriali dedicati a questa realtà.
«A Roma in 25 anni - ha spiegato - sono stati oltre 32mila i senza fissa dimora che si sono rivolti ai centri di assistenza per imparare l’italiano. Di questi il 37 per cento era laureato. Tra i tanti centri romani che si occupano degli homeless il punto di riferimento socio sanitario resta il San Gallicano, dove è stato creato un apposito osservatorio clinico-epidemiologico. In un anno sono state visitate 2.101 persone». Il 33,7 per cento dei soggetti assistiti è italiano, il 40,3 proviene dall’Europa non comunitaria, il 14,3 dall’Africa, il 6,2 per cento dall’Asia, il 2,4 per cento dalla Ue, il 2,4 dalle Americhe. Altro punto aggregativo importante è la mensa di Sant’Egidio di via Dandolo, dove nel 2008 si sono registrate cinquemila nuove presenze e quello di via Anicia, dove confluiscono circa 1.300 italiani all’anno.
Ora, in vista dell’inverno e dell’emergenza freddo, esiste anche il progetto coordinato da Commercity, che ha coinvolto 170 aziende di vari settori merceologici per fornire all’azienda ospedaliera, attraverso la mediazione della Croce Rossa e della Comunità di S.Egidio, coperte, abiti e altro. Una sorta di sostegno per aiutare quanti si trovano in difficoltà, anche dopo qualsiasi eventuale intervento medico al S.Camillo-Forlanini.
L’azienda sanitaria, del resto, si occupa già da tempo degli homeless, con una «Casa» dedicata a loro. «Un impegno nato per caso - spiega Capparucci -. Nel corso di una ristrutturazione di alcuni fabbricati, infatti, abbiamo trovato i giacigli di 60 senzatetto, tra cui intere famiglie. Così, una volta terminati gran parte dei lavori, l’azienda ha riservato loro una nuova casa-famiglia di 120 metri quadrati, dove dal 1 marzo 2008 a oggi sono passate 197 persone, oltre la metà italiane. Segno che il mondo dei senza fissa dimora è complesso ma soprattutto che gli stranieri hanno ancora paura a rivolgersi alle strutture sanitarie».

Commenti

Grazie per il tuo commento