Il capo della Procura processa la movida: «Ormai è fuori controllo»

«Una dissennata concentrazione di pubblici locali in alcune delimitate zone della città» ha prodotto una impennata record delle inchieste per inquinamento acustico da parte della Procura di Milano. È questo uno dei dati più significativi della relazione che il procuratore Manlio Minale e il suo «vice» Nicola Cerrato hanno inviato alla presidenza della Corte d’appello, e che è stata inserita nei documenti per la cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario, avvenuta ieri a Palazzo di giustizia. La relazione della Procura milanese contiene - come ogni anno - una interessante e dettagliata panoramica dell’andamento della criminalità a Milano, che consente di scoprire dati alla mano quali reati aumentano e quali calano. E, per la prima volta, punta il dito contro la «movida».
Sono poche righe, ma importanti perché quell’aggettivo «dissennata» dice chiaramente quali sono secondo la Procura milanese i motivi del disagio dei cittadini, e chiama in qualche modo in causa l’amministrazione comunale, cui spetta il rilascio delle licenze per i pubblici esercizi. La relazione indica meticolosamente le zone dove il fenomeno ha superato la soglia critica: «Brera, Navigli, Alzaia naviglio pavese, Ripa Ticinese, Arco Sempione, corso Como, Garibaldi, Valtellina», dove «si verificano, principalmente nelle ore notturne, situazioni di grave inosservanza delle leggi e dei regolamenti, specie in tema di rumorosità. Il fenomeno della cosiddetta movida ha dato luogo alla costituzione di una serie di comitati di quartiere, da cui provengono numerose denunzie ed è all’origine di una aumentata sensibilità dei cittadini». Per il resto, la relazione registra delitti che a Milano aumentano e delitti che si fanno più rari, senza troppo addentrarsi in analisi sulle motivazioni: calano un po’ gli omicidi e i tentati omicidi; crollano gli infortuni mortali sul lavoro causati da colpe; aumentano leggermente le estorsioni ma diminuiscono le rapine. Ma il gruppo di dati più allarmante è probabilmente quello relativo ai procedimenti penali per maltrattamenti, abusi, violenze sessuali e atti persecutori (comunemente detti stalking). Le violenze sessuali salgono del 13%, e addirittura del 54% gli stupri di gruppo; raddoppiano i casi di prostituzione minorile; e nei pochi mesi dall’introduzione della legge, crescono in continuazione i casi di stalking, con 254 inchieste già aperte. Curiosamente, la Procura di Milano non ha inserito nel suo programma informatico una procedura in grado di fornire una risposta precisa su un tema di cui si fa un gran discutere, e cioè la percentuale di delitti commessi da immigrati: il Re.Ge., cioè l’archivio centrale delle inchieste, non fa distinzioni tra italiani e stranieri. Ma un dato interessante è comunque disponibile, e viene dalla Procura per i minorenni. Qui la statistica offre un dato disaggregato, e dice che a Milano ormai il numero dei minorenni stranieri che finiscono arrestati e sotto processo ha sopravanzato, anche se di poco, quello dei minorenni italiani. Però tra i responsabili di alcuni reati specifici, come le violenze alle persone, il bullismo e la violenza sessuale, i minorenni italiani continuano a essere in larga maggioranza, «e spesso i comportamenti illeciti e violenti dei giovani vengono persino giustificati dai genitori», scrive il presidente del tribunale per i minorenni, Mario Zevola.
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