Cari turisti-Indiana Jones, pagate da soli i vostri rischi

La Francia fa da apripista: chi trascorre le ferie in Paesi pericolosi, in caso di incidenti, non avrà sostegno del governo

Cari turisti-Indiana Jones,  
pagate da soli i vostri rischi

«Vaste programme!» borbottò De Gaulle alla vista di un «Mort aux cons», a morte ai fessi, tracciato sul muro di un edificio. Che fosse e sia tuttora un programma impegnativo, di ampio respiro, è fin troppo evidente. Tuttavia, ciò non ha impedito a Nicholas Sarkozy di metterci mano cominciando con l'istituire una speciale tassa sulla stupidità. Il tributo, per di più, ha uno sponsor d'eccezione, quella Unione europea da tutti beneamata e alla quale si attribuisce il dono della saggezza e l'occhio sicuro nell'individuare ciò che conviene al consesso civile che vuol dirsi «europeo».
La tassa sui cretini si riduce a questo: coloro i quali trascorrono le vacanze o comunque compiono un viaggio di piacere in Paesi ritenuti «a rischio» e il cui elenco è semestralmente aggiornato dal ministero degli Esteri, nel caso di incidenti di varia natura dovranno pagare o grandemente contribuire a pagare le spese sostenute per trarli d'impiccio.
Gli «incidenti» si riferiscono specificatamente a sequestri da parte di guerriglieri, di bande armate, di fronti di liberazioni varie e anche di forze regolari agli ordini di questo o quel tirannello etnico. E le spese comprendono, oltre all'invio di negoziatori, al tempo perduto nelle Cancellerie, al via vai di aerei, anche l'ammontare dell'eventuale riscatto.
Bisogna ammetter che quella di Sarkozy è una gran trovata: da un lato soddisfa le esigenze delle istituzioni, prima d'ora costrette a intervenire accollandosi tutte le spese del caso; dall'altro appaga il turista voglioso di quell'«estremo» che renda più pepata la vacanza. Oltre ai disagi, ai cimenti e ai repentagli di un viaggio in qualche landa desolata, s'aggiunge (ora per i soli francesi, domani, quando l'Ue formalizzerà la tassa sulla stupidità, anche per gl'italiani) l'alea di dover sborsare un sacco di palanche nel caso il viaggio si concluda con un sequestro, ciò che d'altronde lo renderebbe ancor più «estremo».
Ma anche stupido o, meglio, da stupidi. Nessuno ha da ridire se un gruppetto di turisti si mette in testa di battere per centinaia di chilometri il deserto per poter alla fine rimirare i quattro scarabocchi, pardon, le pitture rupestri del Gilf el Kebir. Ma se la zona è ritenuta, da chi ha i dati, le informazioni per farlo, a rischio e se questo rischio è segnalato nel bollettino emanato dal ministero degli Esteri, se non da stupidi come sostiene Sarkozy è certo da sconsiderati addentrarvisi. È successo lo scorso anno: lì, a Gilf el Kebir, cinque turisti furono sequestrati da una masnada di marrazzoni egiziani o sudanesi, non s'è mai capito. Seguì la richiesta di 15 milioni di dollari, le trattative, il solito tira e molla conclusosi felicemente con la liberazione dei turisti estremi. Ovvio che le autorità negarono il pagamento del riscatto, ma anche se così fosse il salvataggio costò lo stesso una barca di soldi. Soldi dei contribuenti. Fosse successo a tassa sulla stupidità adottata, avrebbero saldato il conto loro, i liberati. E c'è da scommetterci che in quel caso di pitture rupestri in un buco del deserto non ne avrebbero più voluto sentir parlare. Le tasse non piacciono a nessuno. Padoa-Schioppa, che è sempre divertente, disse che sono una gioia, le tasse. Ma non è così e tutti lo sappiamo bene. Però questa di tassa, sulla stupidità, è stata accolta in Francia con un applauso.
Quando sarà il momento, in Italia, dove gli stupidi non mancano, riceverà minimo minimo una «standing ovation». Su questo non ci piove.