Caro Musso, serve rispetto anche per chi ti ha votato

Caro Musso, serve rispetto anche per chi ti ha votato

(...) quando Cassinelli scova Musso, Scajola lo candida monocraticamente a sindaco e Berlusconi lo adotta politicamente. Sono gli stessi che riservavano lo stesso trattamento a Biasotti e che oggi vedono Biasotti come il fumo negli occhi. Sono gli stessi che esaltavano gente oggi accasata felicemente a casa Burlando. Alcuni sono addirittura gli stessi che ieri stavano a fianco di Pericu, oggi di Musso e domani di chissà chi...
Se Musso si sente rappresentato da questo mondo, buon per lui. A me sembra che i consiglieri più preziosi siano quelli che ti criticano e ti avvertono che stai finendo nel burrone, non quelli che ti invogliano a fare un altro passo nel vuoto. Ad esempio, quando il senatore era affiancato da Marco Marchionni e Francesca Gnocchi, gli andava meglio (a mio parere, ovviamente).
Ma non è questo il punto, non sta certo a me scegliere lo staff di Musso e i suoi compagni di strada. Anche se sta a me intristirmi e soffrire se vedo quello che è ancora uno dei migliori sulla piazza del centrodestra (non il Migliore, togliattianamente parlando, di coloro che non mangiano senza condire il proprio piatto di un «Grande Enrico!») rischiare di buttarsi via, facendo l’ennesimo regalo alla sinistra.
Quello di cui voglio parlare oggi è un altro aspetto. E cioè di un’intervista rilasciata da Musso a un sito internet (Quigenova) in cui il senatore del Pdl, alla domanda «Che ne pensi del sondaggio-sindaco del Giornale? Mandi anche tu i tagliandini?» ha risposto: «No. È solo un gioco per vendere qualche copia in più e magari aiutare un po’ un candidato che si ritiene (legittimamente) migliore». E già qui non ci siamo: quando abbiamo ideato questo gioco, insieme ai nostri bravissimi Federico Casabella e Diego Pistacchi, che hanno lanciato l’idea in redazione, le copie in più non erano certo la nostra preoccupazione principale (se poi vengono, certo non ci fanno schifo, ma grazie al cielo il Giornale è l’unica testata genovese che fa registrare segni positivi nelle vendite da quasi due anni consecutivi, anche senza tagliandini) e soprattutto non lo era quella di favorire un candidato piuttosto che l’altro. Anzi, se proprio devo dirla tutta, pur stimando la quasi totalità dei nomi in classifica, quello a cui avrei dato la preferenza (perchè lo riterrei adeguato a fare il sindaco) non è nei primissimi posti. E allora qual è il candidato che vorremmo aiutare?
Ma il peggio deve ancora venire. Continua Musso: «Il principio base di qualunque democrazia, “una testa un voto“ è calpestato da regole in cui un lettore può votare un gran numero di volte ogni giorno, per un gran numero di giorni». Ho letto e riletto, sperando in un’omonimia, in un finto Musso infiltratosi in internet. Anche perchè lo stesso professore prestato alla politica, il 14 febbraio 2008, alla vigilia della compilazione delle liste per le elezioni politiche scriveva ai «cari amici» una mail in cui consigliava di scrivere lettere a Secolo, Giornale e Mercantile esprimendo le proprie opinioni sulla scelta dei candidati, ma soprattutto di utilizzare un metodo «ancora più facile e rapido: andate sul sito di Repubblica dove c’è una specie di sondaggio per vedere chi sono i personaggi più graditi ai lettori per una possibile candidatura, e sostenete me o altri che vi diano affidamento».
Chiaramente, in quel caso era davvero possibile votare mille volte in un giorno per la stessa persona, senza alcun controllo, e Musso non sembrava così preoccupato della salvaguardia del «principio base di qualunque democrazia». Cosa è cambiato da allora? Cosa l’ha portato a cambiare idea? Il fatto che il sondaggio (anzi il gioco, perchè il nostro è dichiaratamente tale a differenza di quello tanto ammirato dal senatore del Pdl) sia del Giornale e non di Repubblica?
Mica finita. C’è di peggio. Perchè Musso, dopo aver contestato ogni tipo di validità dei tagliandini, continua: «Anche così, dopo un paio di settimane, i voti sono nell’ordine delle centinaia. Cioè, rapportati a una media giornaliera, delle decine. Irrilevante. Altro sarebbero delle elezioni primarie, o un sondaggio. Ma credo che i miei avversari non lo vorrebbero...».
Anche qui bastano i numeri. I due concorrenti piazzati in classifica prima di Musso, Matteo Rosso e Pierluigi Vinai, il sondaggio l’hanno appena fatto nelle urne, piazzandosi l’uno al primo posto come numero di preferenze nel collegio di Genova con un plebiscito da parte degli elettori, l’altro contribuendo in modo decisivo all’elezione di una candidata combattiva e sanguigna come Raffaella Della Bianca, che ha avuto la sensibilità di dimettersi dal consiglio comunale e da quello provinciale un minuto dopo essere entrata in Regione. Mentre nessuno dei candidati indicati da Musso come i suoi preferiti è stato eletto. E credo che un sondaggio più attendibile delle urne non esista.
E i numeri? E l’irrilevanza? Siamo ad un passo dai duemila tagliandini, per la precisione ne sono già arrivati 1926 (millenovecentoventisei). Il che, diviso per i quindici giorni in cui è stato pubblicato il tagliandino (massì, consideriamo anche quello di ieri, anche se la maggior parte degli invii arriva per posta e, chiaramente, nemmeno una raccomandata viene consegnata il giorno stesso), fa una media di 128,4 (centoventotto virgola quattro) tagliandini originali al giorno. E credo che, per quanto riguarda la stampa genovese, sia un piccolo record. Ci sono siti internet che, se avessero un numero di accessi quotidiani di questo tipo, farebbero salti di gioia.
Per di più quell’«irrilevante» buttato lì un po’ sprezzantemente da Musso nei confronti del numero dei tagliandi, mi sembra particolarmente ingiusto nei confronti dei 299 voti che ha avuto sino ad ora. Io che apro le buste vedo che sono voti veri, di gente per bene, che si mette a ritagliare il foglietto dal Giornale, che in qualche caso mette addirittura il nome sul retro della busta e, quando passa a lasciare i tagliandi in redazione, si ferma anche a scambiare con me due chiacchiere di elogio per Musso. Sono tutti «irrilevanti»? Certo, mi rendo conto che per chi preferisce il web, quelli che magari hanno più «amici» su Facebook che voti (clamoroso il caso del presidente del Municipio Valpolcevera Gianni Crivello che, presentato da 3000 persone, ne ha presi meno di 2000), i «sondaggi» in cui si clicca, l’idea che ci sia gente in carne ed ossa che partecipa a un gioco che parla di politica possa sembrare strana.
Insomma, caro Enrico, hai perso un’occasione. Anche perchè tu stai uscendo alla grande dal nostro gioco. E anche le critiche «insistenti e sistematiche» (cito sempre dalla stessa intervista) contenute in alcune delle lettere che ci arrivano, mi sembra che facciano il paio con alcune paginate agiografiche filo-Musso che abbiamo pubblicato. Vedi, sul Giornale diamo spazio al pensiero di tutti, pro e contro. Si chiama pensiero liberale, è qualcosa che ci piace molto.
Carissimo Enrico, so che piace anche a te. Tuo,

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