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Dal "Carosello" ai manifesti lo sport di Armando Testa

Gesti, velocità e movimenti raccontati dalle immagini: "Urrà la neve!" tocca 30 anni di produzione grafica

Dal "Carosello" ai manifesti lo sport di Armando Testa
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Un treno umano avanza nello spazio, scandito dal ritmo dei corpi e dal suono del movimento. Non c'è tecnologia, non c'è macchina: sono le persone stesse a diventarlo. "Il treno per Saiwa", celebre episodio di Carosello realizzato da Armando Testa tra il 1966 e il 1969, accoglie il visitatore del Museo del Novecento come una vera e propria chicca della mostra Urrà la neve! Armando Testa e lo sport, appena inaugurata in una sala dell'Arengario. Quel video in bianco e nero è un contributo audiovisivo che oggi sorprende per la sua modernità e che, come sottolinea Gianfranco Maraniello, nella sua dimensione corale dialoga apertamente con gli happening di Fluxus e con le ricerche di John Cage, anticipando pratiche artistiche che sarebbero entrate pienamente nel dibattito contemporaneo solo anni dopo.

La mostra si inserisce nel ricco palinsesto culturale che accompagna le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali, confermando il Museo del Novecento come luogo privilegiato per riflettere sul rapporto tra arte, sport e immaginario collettivo. Curato da Gemma De Angelis Testa e Gianfranco Maraniello, il progetto rende omaggio con un dialogo tra corpo, gioco e ironia, a uno dei maestri indiscussi della comunicazione visiva italiana, indagando oltre trent'anni di produzione grafica in cui lo sport diventa un autentico laboratorio di sperimentazione. Sette manifesti e un contributo audiovisivo raccontano l'evoluzione del linguaggio di Armando Testa, capace di tradurre gesto, velocità e movimento in immagini di straordinaria sintesi ed efficacia. Dai primi lavori degli anni Cinquanta, come Moto Guzzi Lodola Sport 175 (1954), in cui il mito moderno della velocità si condensa in una potente essenzialità cromatica, fino ai manifesti per i Giochi della XVII Olimpiade (1959), lo sport emerge come simbolo di progresso e partecipazione collettiva. Negli anni Sessanta e Settanta, opere come Cervinia, il Grand Prix della Pubblicità e l'8° Concorso Ippico Internazionale mostrano una riduzione formale sempre più radicale, affidando all'immagine il compito di fondere corpo, paesaggio e simbolo in una sintesi visiva memorabile. A differenza dell'estetica ipertecnologica che domina oggi la comunicazione sciistica e sportiva, Testa mette spesso al centro il corpo umano: essenziale, ironico, talvolta sproporzionato, sempre protagonista di un racconto visivo che privilegia l'intuizione rispetto all'effetto.

Con lavori come "Azzurra" (1987) e "Torino '90", l'immaginario sportivo si trasforma in icona culturale, capace di travalicare il contesto pubblicitario per entrare nella memoria collettiva. Il corpo, il movimento e il gioco diventano metafore di un cambiamento sociale più ampio, raccontato con leggerezza e intelligenza critica. Questa mostra, certamente concisa eppure di grande efficacia, vale a restituire così tutta la versatilità di un autore che ha saputo attraversare pubblicità, arte, cinema e televisione, dialogando e spesso anticipando le avanguardie del suo tempo.

In occasione delle Olimpiadi, i manifesti di Testa sono quasi un monito per la società liquida e digitale in cui viviamo, invitando a guardare allo sport non solo come competizione, ma come spazio di invenzione visiva e culturale, dove l'ironia e la semplicità possono ancora essere strumenti di straordinaria modernità.

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