Caso Boffo Avvenire: «Ancora parole gravi». Feltri: «Solo dati di fatto»

Neanche la sospensione di sei mesi inflitta dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia al direttore del «Giornale» Vittorio Feltri ha smussato l’animosità di «Avvenire», il cui direttore Marco Tarquinio ha dedicato ieri al caso il suo editoriale. Questa volta nel mirino del successore di Dino Boffo alla guida del quotidiano cattolico è finita la battuta con cui Feltri ha accolto venerdì la sanzione: in essa il direttore del «Giornale» si rammaricava di «non essere un prete pedofilo (...) ma di essere semplicemente un giornalista che non può godere, quindi, della protezione del vescovi». Feltri ha espresso, scrive Tarquinio, «parole di una gravità intollerabile» e «peccato per gli uomini politici che sono stati così avventati da tenere bordone al direttore del “Giornale”». Uomini politici come il ministro dell’Istruzione Gelmini, per la quale «la sospensione è arrivata con un tempismo molto sospetto, a poche ore dal voto», come Mario Baccini, leader dei cristiano-popolari del Pdl, che giudica «grave mettere il bavaglio a Feltri» o il sottosegretario Carlo Giovanardi, per il quale «questa sospensione è davvero senza senso».
«“Avvenire” - ha risposto ieri Feltri - è libero di scrivere quel che crede, ci mancherebbe altro, io ho solo espresso le mie opinioni dopo la sospensione. Ho solo detto - ha sottolineato - che non godo delle protezioni avute da un prete pedofilo o dai giornalisti di sinistra, che si coprono l’un l’altro. È un dato di fatto, e lo scrivono tutti i giornali, che sono accadute vicende che hanno coinvolto sacerdoti riguardo la pedofilia. Qualcuno, non so chi, un vescovo, un cardinale, li avrà pur dovuti coprire. Ecco, io ho solo voluto intendere che non godo di queste protezioni».

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