Il caso Spara alla moglie e ai carabinieri ma torna libero perché deve lavorare

Pregiudicato, strafatto di cocaina e alcol spara alla moglie e ai carabinieri, sfascia la macchina di un vicino della donna e poi gli punta la pistola in faccia minacciandolo di morte. Ma deve andare a lavorare e così il magistrato lo scarcera imponendogli di non avvicinarsi alla vittima. Il suo difensore si sarebbe già accontentato dell’obbligo di firma. Mario C., 35 anni, ha nel «curriculum» furti, spaccio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e un arresto nel 2002 per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Quindici anni fa riesce a far innamorare Antonella, sua coetanea, dolce ragazza delle buona borghesia milanese. Dimostrando subito una natura violenta mai mitigata né dal matrimonio, 10 anni fa, né dalla nascita dei tre figli. All’inizio dell’anno la donna chiede la separazione e lui esplode: l’accusa di avere un altro, la minaccia e picchia. L’ultima volta il 21 giugno, tanto che ancor oggi ha il volto pieno di lividi. Alle 4.30 di domenica si presenta sotto casa della moglie, in via delle Forze Armate, strafatto di coca e alcol, e spara contro le finestre della donna al quarto piano. Poi spacca la macchina della vicina, Laura, 38 anni, colpevole di sostenere la donna nella separazione, e minaccia suo marito Orlando con una pistola puntata in faccia: «Era a tamburo, ho visto le ogive spuntare dalle canne, sono sicuro fosse vera, ho fatto il militare e ho una certa dimestichezza con le armi». Poi fugge. Arrivano i carabinieri che si mettono sulle sue tracce. Lo intercettano a Lorenteggio e lui spara altri due colpi. Una guarda giurata vede distintamente la canna spuntare dal finestrino. I carabinieri non possono rispondere per paura di colpire qualche passante e lui riesce a eclissarsi. Salvo poi mettersi in trappola, perché chiama la moglie per un incontro a cui si presentano i militari. Che lo arrestano dopo una breve colluttazione insieme al padre e allo zio, intervenuti a dargli man forte. Ieri mattina alla direttissima giura che la pistola era a salve, peccato l’abbia buttata, disfandosi così proprio di una prova a suo favore. Il pm Grazia Pradella chiede la detenzione in carcere. Il giudice Marcello Piscopo invece lo scarcera con il solo obbligo di non avvicinarsi dalla moglie. Nemmeno il difensore ci sperava.

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