La nottata passata a penare scheda dopo scheda, nellennesima guerra intestina tra democratici, deve esserle stata fatale. Perché Catiuscia Marini, fresca candidata del Pd alla guida dellUmbria dopo le primarie di domenica, ha inaugurato la campagna elettorale con uno strafalcione: «Non ci sono principi o delfini - ha dichiarato fiera di smarcarsi dallombra lunga della presidente uscente, Maria Rita Lorenzetti -. La monarchia labbiamo superata nel 1948». Suvvia, due anni in più o in meno son dettagli, i numeri importanti per lei sono altri. Cioè quei 27.771 voti finiti alla prescelta del segretario Pierluigi Bersani, contro i 22.421 del rivale Giampiero Bocci, deputato buttato nella mischia in zona Cesarini dallentourage di Franceschini. A proposito, dopo Boccia umiliato da Vendola in Puglia, cè forse una legge dei cognomi che predice come vanno a finire certe sfide nel centrosinistra? Catiuscia-senza-kappa rivendica il successo, pur se risicato: «Dalla mia parte ci sono stati tanti iscritti e militanti che hanno dato il massimo e in soli sei giorni hanno ottenuto questo risultato». Sarà. Eppure, a ben vedere, gli umbri sono sembrati tuttaltro che entusiasti: è andato ai seggi meno del 17% dei sostenitori del Pd alle ultime Europee e ancora meno del 12% rispetto alle Politiche. Perciò rifondaroli e socialisti non brindano con lex fascia tricolore di Todi, anzi la sbeffeggiano: «Primariette dovevano essere e primariette sono state... Subito primarie vere, ma di coalizione». I ribelli rimarranno alla porta, il luogotenente Udc Maurizio Ronconi gliela sbatte in faccia, pena il raffreddamento del «secondo forno» umbro.
Non solo Renata (Polverini) vs Emma (Bonino), dunque. Oltre che nel Lazio, pure nel cuore dItalia si profila un duello tutto al femminile. Il Popolo della libertà infatti schiera Fiammetta Modena, già capogruppo azzurra in Regione. Classe 65, di professione avvocato civilista e amministrativista, forte passione per il giornalismo. Un curriculum che è un programma: «Il valore del lavoro e del merito le sono stati insegnati dal padre Marzio (è stato una personalità di spicco del foro perugino, ndr) e dalla madre Lucia, impegnata nel volontariato». Vuole ridisegnare lUmbria secondo i principi «del merito, delle opportunità e delle prospettive», laddove lelettorato di riferimento individua nel clientelismo e nellassenza di orizzonti, soprattutto per i giovani, i mali di quello che storicamente è un feudo della sinistra. «I cittadini non gradiscono la totale assenza di un progetto - annota la Modena -. Le diatribe e le divisioni interne al centrosinistra sono solo ostacoli al fare. La gente ha bisogno, e su questo stiamo lavorando da tempo, di proposte e programmi concreti».
Quanto a Catiuscia Marini, 42 anni, vanta esperienze tipiche del pedigree progressista. Laureata in Scienze politiche e ricercatrice universitaria, ha cominciato la carriera politica nei movimenti studenteschi; nel 91 è entrata nellesecutivo nazionale della Sinistra giovanile, dal 92 al 96 è membro della segreteria provinciale e regionale dei Ds. Quindi i due mandati da sindaco a Todi (Pg), dal 98 fino al 2007, battuta da Antonino Ruggiano (proveniente da An). Tornata alla direzione generale di Legacoop Umbria - attualmente risulta in aspettativa -, la Marini è poi riuscita a entrare per un annetto (maggio 2008-giugno 2009) allEuroparlamento, in sostituzione di Lapo Pistelli «dirottato» a Montecitorio. Ma nellultima tornata europea ha fallito la riconferma. Sè guadagnata la nomina dellUnicef a «difensore ideale dei bambini», per la generosità dimostrata quandera sindaco, a favore dei progetti di cooperazione in Burkina Faso, Israele e naturalmente Palestina. Strizza locchio alla Chiesa e allo stesso tempo tenta di conquistare gli smanettoni della Rete. Sul web predica molto grillinamente «lapertura della politica alla società». Su Facebook, invece, mischia tra le «celebrità preferite» Obama, Bersani, Aung San Suu Kii e... Vauro di Annozero.
Altro che Renata ed Emma, Fiammetta e Catiuscia sono davvero agli antipodi.
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