Probabilmente se il lettore si fosse imbattuto in questa notizia perdendosi per distrazione un dato fondamentale, e cioè che la conferenza stampa per presentare la proposta di legge sulla remigrazione si sarebbe dovuta tenere a Montecitorio, avrebbe facilmente creduto che si fosse trattato di una gazzarra tra liceali, magari a un classico, uno di quelli della ztl milanese dove spadroneggiano i collettivi studenteschi e i pochi studenti di destra (più o meno estrema) vengono costantemente messi a tacere. Con le buone o con le cattive. E invece no. Nessun istituto superiore ma la Camera dei Deputati. Là dove non ti aspetti certo che le idee possano essere censurate né tantomeno che la sala stampa finisca per essere occupata da un manipolo di esagitati onorevoli del campo largo. Una quarantina in tutto, tra dem, grillini e Avs, a intonare Bella ciao e a sventolare la Costituzione. Un cliché che non si era mai visto prima, tanto da mettere a segno un primato che non avremmo mai e poi mai voluto per la nostra Repubblica: tutte le conferenze stampa della giornata annullate "per ordine pubblico". O, forse, sarebbe meglio dire per disordine. È la prima volta che succede, a Montecitorio. E speriamo che sia anche l'ultima. Perché mettere il bavaglio a un incontro pubblico, regolarmente organizzato, è tutto fuorché degno di una democrazia.
Pare che tra gli occupanti, a gazzarra finita, qualcuno se ne sia uscito dicendo: "Oggi abbiamo vinto noi". E qui sta l'errore più grande. Ieri, in quella sala stampa, non ha perso solo la democrazia ma anche gli stessi occupanti. Nessuno aveva chiesto loro di condividere l'idea che il nostro Paese, come tutto l'Occidente, abbia bisogno di politiche "remigratorie" per poter sopravvivere. Al contrario, in un sano dibattito pubblico avrebbero tranquillamente potuto dire quanto gli fa schifo quella proposta di legge e quanto i promotori siano, sempre a loro avviso, irricevibili. Probabilmente, non è da escluderlo, avrebbero trovato anche qualcuno del centrodestra a pensarla allo stesso modo. E, invece, hanno preferito imporsi con la forza, tronfi di quella "superiorità morale" da sempre impugnata a sinistra che si arroga il diritto di decidere chi ha facoltà di parola e chi no, chi può "entrare nelle istituzioni democratiche" e chi no, chi "sporca il Parlamento" e chi no. Eppure.
Eppure quelli che "i fascisti qui non entrano", in passato, avevano invitato, sempre alla Camera, una figura del calibro di Mohammad Hannoun, oggi in carcere a Genova con l'accusa di aver finanziato Hamas. E quindi, al di là del fatto che i bavagli non sono mai degni di un sistema democratico come il nostro, i campolarghisti non ci sembrano poi così titolati a fare i buttafuori del Parlamento. La balla della "superiorità morale" non reggeva prima, figuriamoci adesso.
E vederli tanto soddisfatti per aver censurato, tra gli altri, anche un loro collega deputato, lascia l'amaro in bocca e fa scattare immediatamente una fortissima preoccupazione per il futuro prossimo. Perché ieri si è creato un precedente pericolosissimo. Se a questo giro è stata zittita la destra che vuole la remigrazione, domani a chi toccherà il bavaglio?