C'erano una volta gli operai ora facciamo gli opinionisti

I vecchi emigranti hanno lasciato il posto alla seconda generazione: di giornalisti e professori

C'erano una volta i Gastarbeiter, letteralmente lavoratori-ospiti: minatori, muratori o operai che contribuirono in maniera decisiva al miracolo economico tedesco. Poi, a lungo, l'italiano fu «der Italiener um die Ecke», il ristorante dietro l'angolo, in cui il tedesco medio andava per una cena informale a base di pasta o pizza. Oggi le pizzerie ci sono come un tempo, ma non è raro che a gestirle siano turchi o balcanici. E molti italo-tedeschi sono entrati nella stanza dei bottoni.

Una categoria in cui hanno fatto spesso carriera è quella del giornalismo. Giovanni di Lorenzo, per esempio, volto noto anche per le molte trasmissioni tv, da 15 anni dirige il settimanale Die Zeit. Per diversi anni numero uno del concorrente Der Spiegel è stato Georg Mascolo (papà di Castellammare di Stabia). Altro nome ben conosciuto ai tedeschi è quello di Ingo Zamperoni (doppia cittadinanza) conduttore dell'edizione serale del Tg del primo canale. Nel 2012, la sera di Italia-Germania, semifinale dei Campionati Europei, toccò a lui condurre l'edizione tra il primo e il secondo tempo (l'Italia vinceva 2-0): Zamperoni citò un verso di Dante per spiegare che il suo cuore era diviso. Sandra Maria Gronewald, cavaliere della Repubblica italiana, studi a Firenze e Milano, ha guidato invece alcune tra le più note trasmissioni del secondo canale della Tv tedesca.

In campo istituzionale, «l'italiano» che ha raggiunto il gradino più alto è stato Udo di Fabio, che è stato giudice della Corte Costituzionale: il nonno, abruzzese, era arrivato addirittura negli anni Trenta per lavorare nelle acciaierie della Ruhr. Oggi in Parlamento (in quello di Roma) siede Angela Schirò, eletta nella circoscrizione europea per il Pd, nata in Germania da mamma calabrese e padre siciliano. Tre le sue «lingue materne», c'è, oltre l'italiano e il tedesco, l'arbereshe parlato nella Piana degli Albanesi, la zona da cui proviene il papà.

Italianissimo, per la precisione vicentino, è Franco Stella, architetto che ormai però è stato in pratica adottato da Berlino. A lui è stato affidato il progetto più ambizioso finanziato negli ultimi anni nella capitale tedesca: la ricostruzione dello Schloss, il palazzo reale della dinastia Hoehnzollern. Con Stella può iniziare un lungo elenco di professionisti italiani o italo-tedeschi che sono cresciuti o lavorano a cavallo tra due mondi e due culture. Persone come Valeria Caso, nata e cresciuta in Germania da una coppia mista, e poi tornata in Italia dove è diventata una neurologa nota a livello internazionale: lavora a Perugia all'Ospedale di Santa Maria della Misericordia ed è stata la prima italiana a presiedere l'Eso, l'European Stroke Organization, la maggiore società scientifica europea dedicata allo studio dell'ictus. A Francoforte lavora invece Paolo Ferri, laureato in Fisica teorica all'Università di Pavia, responsabile delle operazioni di volo di tutti i satelliti dell'Agenzia spaziale europea. In tempi di fuga dei cervelli è perfino difficile seguire tutti gli italiani che si sono «tedeschizzati» o comunque lavorano in un'istituzione tedesca. Basti citarne un paio tra tutti: Dario Valenzano, pugliese, che al Max Planck Institut di Colonia dirige uno dei più importanti centri di ricerca sui problemi dell'invecchiamento a livello mondiale. Oppure Maurizio Vannoni nato a Prato, laureato in Fisica a Firenze, che lavora ad Amburgo all'European X-Ray Free-Electron Laser, il laser più potente del mondo costruito da un consorzio di 12 Paesi.

Ma non c'è solo la scienza. Nella patria di Bach e Beethoven è un'italiana a contribuire con le sue ricerche a un recupero filologico di antiche sonorità: Stefania Neonato, nata a Trento, pianista, è dal 2013 docente di fortepiano alla Musikhochschule di Stoccarda. Nella stessa città, Sergio Orabona, napoletano, è dal 2012 l'organista della Chiesa di St. Nikolaus e guida il festival internazionale di musica d'organo.

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