"Certo, ho chiamato Bonaiuti ma senza parlare di Annozero"

Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini: "Dopo l’interrogatorio a Trani avevo bisogno di sfogarmi. E Paolo, che i pm definiscono “entourage del premier”, per me è un vecchio amico"

"Certo, ho chiamato Bonaiuti ma senza parlare di Annozero"

Ma davvero davvero Augusto Minzolini, la vecchia volpe delle cronache politiche, lo «scooppista» di Palazzo, il segugio col più alto numero di tentativi d’imitazione, s’è rincoglionito di botto? Possibile che uno come lui, navigatissimo, non sa che i magistrati che ti interrogano poi ascoltano quel che dici al telefono non appena esci dalla procura? «E certo che lo so - ridacchia il direttore del Tg1 al telefono (sic!) -. C’ho anche pensato ma era una situazione così allucinante che me ne sono fregato... ».

Intanto, direttore, salutiamo il maresciallo della Finanza che è alle cuffie.
«Saluti, maresciallo. Allora. Io c’ho un dubbio che m’è venuto leggendo il vostro articolo (quello di ieri dove si diceva che Minzolini era stato indagato per aver rivelato al telefono, subito dopo l’interrogatorio col pm, i contenuti delle cose trascritte a verbale, ndr)».

Quale?
«Che io ricordi nessuno mi ha mai fatto domande su Michele Santoro e sulle, eventuali, pressioni di Berlusconi. L’interrogatorio verteva tutto sulla truffa delle carte di credito... ».

Secondo la procura di Trani quando lei è uscito ha chiamato immediatamente qualcuno dell’entourage di Berlusconi per avvertirlo dello stato delle indagini e dei contenuti di un interrogatorio che gli inquirenti s’erano raccomandati restasse segreto.
«La verità? La prima cosa che io dovevo sapere, alla luce delle domande che mi erano state fatte, era se quel benedetto servizio sulla truffa delle carte di credito il Tg1 l’aveva mandato oppure no posto che, da quanto capisco oggi, i presunti organizzatori del raggiro avevano millantato di conoscere giornalisti su cui fare pressioni per non fare uscire lo scandalo. Nel momento in cui vengo a sapere che solo noi, a differenza di tutti gli altri telegiornali delle reti Rai, avevamo spedito in onda quel servizio, lì mi viene in testa che la storia potesse essere una scusa per mettere sotto controllo il telefono. Ovvio, no? Così a quel punto telefono a tutti».

A tutti...
«Il personaggio dell’entourage di Berlusconi cui fa riferimento la Procura è probabilmente Paolo Bonaiuti, con il quale ho rapporti di amicizia e frequentazione da anni essendo stato un cronista parlamentare come me. L’ho chiamato e mi sono sfogato: “Ma te pare normale quello che è successo a me?”».

La Procura l’ha indagata per violazione del segreto istruttorio ma non per favoreggiamento. Come a dire: Minzolini ha riferito cose che non doveva riferire senza sapere che anche Berlusconi, di cui Bonaiuti è portavoce, era indagato.
«Questa storia di Santoro l’ho saputa solo ora leggendo i giornali, non ne sapevo niente prima e sfido chiunque a dimostrare il contrario. E la riprova sai qual è? Che poi parlo tranquillamente al telefono con Bonaiuti come con tanti altri. E su dai, mica so’ cretino. Essendo una storia assolutamente incomprensibile non ho nemmeno riflettuto tanto sulle domande che mi erano state poste o su ciò che si poteva celare. Vai a pensa’ che dietro a tutto sto casino c’erano ’sti sospetti. E che intercettavano me, poi! Io che non so niente della truffa sui tassi applicati alle card, che non conosco i truffatori indagati, che sono l’unico che ha mandato il servizio che i truffatori non volevano che uscisse, che non sapevo niente di Santoro. Fermatevi a pensare: ma è normale che uno viene intercettato così, sputtanato a ’sto modo? La cosa veramente assurda è che qui si parla di un’inchiesta che batte su un “interesse” - da quanto ho capito - superiore alla media di 300-400 euro. Dovevano essere 129 e a un finanziere gli fanno pagare 529. La cosa che ti colpisce è che metti su un ambaradan del genere su queste cifre. E andiamo, su... ».

Torniamo alla telefonata con Bonaiuti che tanto intriga la procura di Trani.
«Ho chiamato Paolo così, sai, te capita una cosa di questo tipo e ne parli con chi conosci. E io gli ho detto: ma lo sai che m’è capitato questo e quest’altro, così e così, incredibile, a me che non so niente. Dico, caspita, mi chiamano lì, mi interrogano quando sono l’unico che ho fatto quel servizio, e diamine, ma uno se la fa la domanda, no? Perché m’hanno chiamato? Era una cosa slegata da ogni fatto che poi è emerso, anche perché, per quel che ricordo, la domanda su Santoro non me l’hanno posta. Io non me la ricordo proprio, e me la sarei ricordata, no? In caso contrario mi sarei posto il problema di dove volevano andare a parare i magistrati».

Sicuro che non gliel’hanno fatta la domanda su Santoro?
«Non me l’hanno fatta. No. Anche se non ci metto la mano sul fuoco. Ma non credo, no, no... non me la ricordo».

E se un domani dovesse essere smentito dal verbale che ha sottoscritto?
«Vorrà dire che a quell’interrogativo su Santoro non ho dato alcun peso. Tant’è che se poi una va a vedere le intercettazioni successive io non parlo mai di questa storia (di Santoro, ndr)».

E siamo anche sicuri che questi dirigenti dell’American Express indagati a Trani lei non li abbia mai conosciuti?
«Macché, mai visti e conosciuti. Mai».

Torniamo da dove eravamo partiti e concludiamo. Durante l’interrogatorio non ha mai avuto la sensazione di essere finito sotto intercettazione?
«Nessuna sensazione. Poi, dopo, ripensando all’assurdità dell’interrogatorio, il dubbio m’è venuto. Non sono un fesso. Se qualcuno indaga su una determinata cosa il primo passo da fare, credo, è vedere se c’è il dolo: in questo caso sarebbero dovuti andare a vedere se il Tg1, quella notizia sulle card, l’avesse data oppure no. E siccome poi ho riscontrato che solo noi avevamo mandato quel servizio allora ho pensato al pretesto, a un’iniziativa abbastanza pretestuosa della Procura. È come se uno non fa nulla di male e poi, per sentito dire, o perché qualcuno millanta di conoscerlo, finisce intercettato».

E adesso che succede?
«Parto con le azioni civili, è il minimo che posso fare. Chi ha sbagliato pagherà».

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