La cessione Fideuram agli Agnelli si allontana

Passera: «Della trattativa con Exor non parleremo nel prossimo consiglio». I colloqui restano ufficialmente aperti, ma il tam tam del mercato dà l’operazione per sfumata. L’ad esclude l’aumento di capitale e punta anche a fare a meno dei Tremonti bond

di Giulio Piovaccari

Né Tremonti bond né aumento di capitale per Intesa Sanapaolo. Questa potrebbe essere la strategia «fai da te» dell’ad Corrado Passera che ieri, sull’ipotesi di ricapitalizzazione è stato categorico: «Valuteremo tutte le opzioni migliori ma non c’è niente del genere sul tavolo». Il tutto a meno di una settimana dal consiglio di gestione del 29 che deve decidere l’eventuale ricorso dell’istituto agli aiuti di Stato.
In Intesa è partita da tempo la corsa per aggirare i Tremonti bond. Tra le cartucce che il gruppo può sparare per mettere definitivamente al sicuro la propria base patrimoniale c’è, come più volte detto, la vendita di Banca Fideuram: «Non se ne parlerà nel consiglio del 29», ha detto Passera. Il tam tam di ieri pomeriggio dava per sotterrata l’operazione con la Exor degli Agnelli, anche se le voci non hanno trovato conferma ufficiale. Le due parti hanno ribadito che le intenzioni reciproche su Fideuram non sono cambiate, anche se si ammette l’esistenza di distanze da colmare. Ma negli ultimi giorni molti hanno avvertito diversi scricchiolii attorno a questa trattativa, specie dopo che il Corriere della Sera, che ha tra i suoi grandi soci sia Intesa, sia la Fiat, ha aspramente criticato l’operazione. Certamente per ora è stata «congelata» in attesa di dirimere la questione dei Tremonti bond di Intesa. Potrebbe ripartire, ma a questo punto con tempi sicuramente più lunghi di quelli inizialmente ipotizzati. E in alternativa - si fa notare - resta sempre la possibilità di rispolverare il dossier della quotazione di Fideuram.
A quanto pare la strategia di Intesa sarà dunque meno dispendiosa di quella dei «cugini» di Unicredit, che probabilmente si avviano a varare un aumento di capitale (si parla di 4 miliardi), per riuscire a evitare gli aiuti pubblici. Intesa sembra, in prospettiva, più solida di Unicredit, al di là del fatto che entrambe in questo momento presentano un coefficiente di patrimonializzazione Core Tier 1 poco sopra il 7%. Unicredit - fa notare un analista - ha una forte esposizione sia sull’Europa, soprattutto dell’Est, sia sull’investment banking. Circostanze che portano, per ragioni diciamo prudenziali, a calcolare per Piazza Cordusio un Core Tier 1 «ottimale» dell’8%. Per Intesa, invece, il business è molto più «italiano», con un profilo di rischio minore: «Il Core Tier 1 di Intesa potrebbe già andare bene così com’è» spiega l’analista, che peraltro fa notare: «Da quando sono stati annunciati i Tremonti bond, Intesa ha già incrementato autonomamente il proprio coefficiente dell’1%».
In definitiva: per arrivare all’8% Unicredit ha bisogno di 4 miliardi. Mentre Intesa, nello scenario che si sta delineando, potrebbe riuscire a fare a meno sia di nuovi capitali sia dei Tremonti bond. Ora, il ricorso ai fondi pubblici non è da escludere del tutto, l’opzione resta sul tavolo del consiglio del 29, ma l’eventuale ricorso ai capitali pubblici sarebbe più che altro finalizzato a mantenere buoni rapporti col ministero dell’Economia. E certo sarebbe limitata a cifre «simboliche». In Borsa è stata comunque una sessione positiva per i titoli delle due banche. Intesa è salita del 2,56% a 3,11 euro. Per Unicredit, dopo tre sedute da dimenticare, con una flessione complessiva di oltre otto punti percentuali, quella di ieri è stata la giornata del riscatto: il titolo ha recuperato il 3,55%, risalendo a quota 2,55 euro.

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